martedì 15 marzo 2016

Cosa sto facendo? #1

In verità questo post si dovrebbe chiamare: cosa ho scritto, cosa ho appena finito di scrivere, cosa ho intenzione di scrivere e cosa scriverò. Peccato che la lunghezza del titolo potrebbe annoiare ancor prima di iniziare la lettura. 


Da quando ho ripreso a produrre, nel novembre 2013, mi fermo raramente per più di un mese. Sono sempre alle prese con qualche idea, qualche concetto, qualche inizio o rilettura. Mi piace. Mi piace tantissimo. Quello che mi piace meno è aspettare così tanto tra una pubblicazione e l'altra.
Visto che vi nomino sempre le cose che scrivo senza far luce su ciò che realmente combino, ho pensato di rendervi partecipi di tal cosa. I titoli che vedete non sono quelli ufficiali, ovviamente. Sono sconclusionata ma non fino a questo punto.
Ecco, dunque, cosa sto facendo/ho fatto/farò riguardo a:  

I romance 

Librino Nuovo - Se tutto va bene, se non complico ogni cosa in qualche curioso modo, se non ci sono cambiamenti improvvisi, Librino Nuovo uscirà presto. È una storia che ho finito di scrivere l'anno scorso in questo periodo e che da allora è rimasta ferma in attesa dell'uscita de Il mio supereroe. Mi piacerebbe che arrivasse negli store per aprile - oddio! Romance contemporaneo e ironico, ha una storia un po' più corale sebbene i protagonisti principali siano due, è molto, molto estivo e ho una voglia matta di farvelo leggere. Non ce la faccio più. 

La Storia - Ormai la conoscete anche voi. Io amo questo libro. Amo i protagonisti e amo ciò che gli gira intorno. Finito in gennaio, ha rubato tutta la mia attenzione. Malgrado sia anch'esso un romance contemporaneo, tratta l'ironia in maniera più sottile perché gli attori del romanzo la prevedono fino a un certo punto. Lo devo rileggere solo un milione di volte prima di iniziare a pensare a cosa farne.

Quello nuovo - Appena iniziato è già arrivato a 90 pagine. Totalmente disorganico, con incipit, finale e pezzi qua e là, personaggi delineati ma non ancora presentati e una strana struttura narrativa, non ho idea di quando arriverà a compimento. Ogni tanto lo apro e butto giù qualche riga. Per adesso mi sta molto simpatico.


La fantascienza

Distopico 1, primo tomo di una saga, è finito e benvoluto. Aspetta che la sottoscritta decida cosa farne. Mi piacerebbe non fare niente di concreto fino a quando non avrò iniziato a scrivere il terzo. Anche se, parlando tra noi, non credo che gli succederà chissà cosa. Non è un genere che fa faville, nel nostro paese, e dubito che un editore si accolli la pubblicazione di un'autrice praticamente sconosciuta. 

Distopico 2 è quasi terminato, anche se alcune scene vanno riprese e argomentate in modo approfondito visto che lo spazio che ho creato, sia quello terrestre che quello spaziale - chiamiamolo così - sono estremamente diversi da ciò che conosciamo. I due protagonisti hanno fatto un cambiamento notevole, segno che il mio desiderio di "formarli" attraverso la vita ha avuto successo. Il fatto che facciano sempre quello gli pare è secondario. Più o meno.

Distopico 3 è tutto nella mia testa ed è difficile. Non so perché mi sono buttata in questo progetto. Ho scritto dieci pagine, per ora, tra cui la fine. I protagonisti, proprio a causa di quel piccolo difettuccio per cui fanno ciò che gli pare mi fanno passare la voglia di scriverlo. Peeerché mi sono imbarcata in questa cooosa? Perché vogliono portarmi doveee io non voglio andare?

A questo punto devo fare un po' di ordine nella mia mente ma fino a quando Librino Nuovo non sarà uscito, mi rifiuto. 
Se ve lo state chiedendo, tornerò al self. Vi aggiorno, comunque. 

Con tanto lovvamento,
M. 

venerdì 11 marzo 2016

Sul libro: Ho sposato una vegana

Ma ciaaaao. 
Come state? Io ho appena litigato con un paio di applicazioni del computer ma non me la cavo male.

Oggi ho intenzione di parlarvi di un libro. Anche se dovrei dire che parlerò di questo libro in relazione a me, in particolare in relazione alle mie abitudini alimentari.
Parto dicendovi che sono intollerante al grano. Quella della settimana scorsa non era una battuta. Mi viene davvero l'orticaria. Funziona così: io mangio e dopo mezz'ora, più o meno, inizio a riempirmi di bolle con pause abbastanza lunghe tra un'eruzione e l'altra. La gente mi guarda e dice: smetti di grattarti. Io la guardo, facendo notare che le mie mani sono lontanissime dalla zona colpita e che è il mio corpo che fa da solo per mostrare la sua antipatia nei confronti del glutine. Per ovviare, mi sono data all'integrale, il quale crea lo stesso problema ma in maniera notevolmente minore. Se con il grano normale gli attacchi vanno da uno a dieci al giorno, con l'integrale me la cavo con due o tre. Evvai.
Voi potreste chiedermi: ma perché sei così deficiente da continuare a mangiare il grano? Io vi rispondo come rispondo a tutti: perché altrimenti non mangerei niente. Dovrei brucare insalata e, badate bene, solo insalata, perché altri tipi di verdure irritano il mio delicato stomaco, ancora sotto pressione nonostante l'adolescenza e tutto ciò che si è portata dietro sia finita da tredici anni. A essere sinceri, anche con l'insalata ho qualche problema.
Per concludere, giusto perché sia chiara la mia situazione alimentare, non mangio carne. Diciamo che ne mangio poca, così poca che in un mese le volte in cui entra nel mio stomaco le posso contare su due dita.  
Tutto molto simpatico, vero? 
Se per il glutine e il resto del cibo non posso fare molto, visto che è il mio corpo che gestisce il tutto, la questione carne dipende dalla mia attitudine mentale. Non mi piace e mi dà un po' fastidio pensare che ciò che sto per sgranocchiare fosse una creaturina vivente. 
Chiaramente, spesso e volentieri me ne infischio e mangio a caso, anche perché se vado a cena fuori o a casa di amici non ho intenzione di fare la piaga che non può toccare niente. 
Come quando ti chiamano gli amici e... > Non prepariamo niente, eh! Giusto un piatto di pasta - pustole sparse - con i peperoni - stomaco che si contorce -, poi facciamo un po' di carne - mucca? Povera mucca - e come contorno verdure saltate - stomaco che si contorce -. Come dessert frutta - stomaco che si contorce-. Vi va?
> Maaaccceeeerto! Che domande! Io mangio tuuuttto. 
Ve lo immaginate come sarebbe dire di no a ogni cosa? Impraticabile. Palesemente. Non avrei più amici. Quindi mi nutro come tutti e poi o soffro in silenzio o appoggio cose fredde sulla pelle.  
Molto divertente. 
Se ve lo state chiedendo, ho problemi anche con i biscotti e le creme di nocciole ma rientrano nella categoria "ogni tanto me ne infischio".
Questa immensa premessa serve per spiegarvi perché quando mi è finito tra le mani Ho sposato una vegana, ho scelto di leggerlo. Sono sempre alla ricerca di cibi che possano darmi la stessa soddisfazione di quelli che non posso mangiare e che possano essere cucinati in maniera rapida perché mi annoio troppo in cucina. Alla proposta: se ti va te lo presto, ho risposto di

Trama:
Sposare una vegana ha conseguenze imprevedibili. Puoi ritrovarti a brucare l'erba da un vaso sul terrazzo, e sentirti in colpa per tutte le telline mangiate nella tua «crudele» vita precedente. Seguire questa dieta, scopri inoltre, comporta un grande dispendio di energie e - chissà perché? - di denaro. Roba da diventare nervosi per davvero, ancor piú quando, dopo mesi di torture, con sorpresa e quasi fastidio, sei costretto ad ammettere che i tuoi esami medici sono, per la prima volta, perfetti. A ogni modo, la storia di Fausto e Claudia ha un lieto fine, nel senso che Claudia vince (stravince, sarebbe piú corretto dire) e Fausto si arrende (senza nemmeno l'onore delle armi). Le cose vanno bene. Solo che, proprio sui titoli di coda, spunta una complicazione: l'imminente arrivo di una figlia. Avrà cuore, Fausto, di farne un'erbivora fin dalla nascita?

La copertina mi piace tantissimo. Semplice, di impatto, adatta a una storia come questa. Superato il primo giudizio grafico, vi parlo del libro. Si legge molto velocemente ed è un testo simpatico che apre la mente a interrogativi interessanti e a prese di posizione nuove. La moglie, come molti vegani che ho avuto modo di conoscere, è una sorta di autocrate che impone il suo punto di vista al marito, agli amici e al popolo in generale, persone ignare dei veleni che introducono nel loro corpo. Bella tosta, lei, di quelle che probabilmente vorresti mandare a quel paese un minuto sì e l'altro pure, ma io vi giuro che un caffè insieme ce lo prenderei. Peccato che la tipa non lo beva, preferendo le tisane che a me fanno venire il mal di stomaco tanto quanto la caffeina. Sono curiosa di vedere che tipo di soluzioni troverebbe per una disastrata alimentare come me. Forse l'erba gatta. Magari l'erba pipa. Chissà. 
Se avete voglia di scoprire quanto la dittatura alimentare possa essere irritante/interessante, prendetelo. Fausto Brizzi racconta la sua disavventura calcando gli aspetti negativi di questa convivenza senza mai tralasciare l'amore che prova per la moglie e l'importanza di avere un'alimentazione sana. 

Penso spesso alla possibilità di diventare vegetariana ma... ora che conoscete come sono messa, ditemi: cosa diavolo mangerei? Ve lo chiedo con amore, ovviamente, malgrado la carica emozionale espressa. 
Ora, visto che ho fame e che preferirei non darmi alle carote, cercherò qualcosa di commestibile che non scateni strane reazioni. 

Con emmoso tormento,
M. 

martedì 8 marzo 2016

I concorsi letterari

Si vede che non sono annebbiata dal lavoro? Si vede che sto dedicando meno tempo alla scrittura e più al blog? Ho deciso di lasciar decantare tutto. Librino Nuovo, La Storia e pure il secondo del Distopico che forse ho finito, forse. Un giorno farò un po' di luce su tutti questi libri di cui parlo e che chiamo con nomi ridicoli. Comunque, sappiate che oltre agli strani nomignoli che vedete hanno dei titoli veri. Yuu-uh.

Dunque. Dovete sapere che una cosa che mi è sempre piaciuta poco è la competizione. Anche quando facevo pattinaggio agonistico, da ragazzina, e me la cavavo alla grande. Mettermi a fianco di qualcun altro e veder chi è più bravo mi irrita in modo pazzesco. Credo che la maggior parte delle difficoltà che ho avuto da adolescente siano nate dall'essere paragonata a qualcun altro. Forse non dal paragone in sé, ma da come il paragone veniva vissuto da me. Evidentemente, questa cosa mi è rimasta.
Comprendere il motivo per il quale i concorsi letterari non mi fanno impazzire, quindi, dovrebbe essere facile. L'essere messa a confronto con tutta quella gente non mi diverte per niente. Non mi stimola nemmeno. Manderei la mia storia già convinta di non essere considerata, già abbastanza certa di rimanere sotto strati e strati di carta elaborati in modo migliore dei miei.
Sarà che parto sempre dall'idea che il mondo è pieno di gente brava, più brava di me, e che il fatto che io sappia scrivere, che sia in grado di mettere tre parole in fila e di inventare una storia non fa di me una possibile vincitrice. Né una brava autrice.


Completiamo il tutto con la constatazione più ovvia: scrivo romanzi rosa. Peggior opinione su un genere letterario non c'è. Il romanzo rosa è un romanzo banale, abbastanza stupido, letto da persone che non hanno interesse verso la cultura.
Sono una vergogna per l'umanità, anche perché scrivo esattamente questo, quello che da noi viene considerato pressoché zero. Il fatto che il romance, negli ultimi anni, sia riuscito a raggiungere qualche traguardo in più mi rende felice, ma non certo appagata. Chi lo legge, spesso, si vergogna a dirlo perché non farebbe una bella figura. 
Partecipare a un concorso su larga scala, senza distinzione di genere, mi porterebbe a chiedermi: ma sei scema? Il tuo libro è una storiella rosa da niente, una cavolatina che non racchiude nulla. Facile da scrivere, facile da leggere. Chi mai ti sceglierebbe? [Non sono d'accordo con ciò che ho scritto sul mio libro ma è così che immagino l'opinione generale.]
Non ne vale la pena. Il discorso sarebbe diverso se pensassi di partecipare a un concorso di romanzi rosa per un romanzo rosa, o a un concorso di fantascienza per la fantascienza. Allora le cose sarebbero differenti. A dirla tutta, mi piacerebbe.
Ma un concorso generale per un libro così specifico... perde in partenza. Perché l'amore, anche se muove tutto, anche se pare essere il sentimento che più di ogni altro vuole essere letto, vince sempre troppo poco [nei libri come nella vita vera]. L'amore da solo, perlomeno. Probabilmente è questo il motivo per cui i concorsi li vincono sempre storie che parlano di altro ma che al loro interno vedono intrecciati affetti umani. 


Nonostante questo, quando esce un concorso una letta gliela do lo stesso. Qualche settimana fa, ad esempio, ho visto un regolamento che mi ha fatto riflettere - sto entrando nella sfera delle stronz<t<, sappiatelo. - Non solo le mie probabilità di vincerlo sarebbero potute essere pari allo zero, visto che le mie non sono storie di spessore - uhm -, ma c'era anche la possibilità che venisse espulso. Il motivo? Linguaggio osceno. Mi chiedo: le parolacce che uso potrebbero essere considerate oscene? Uhm. Uhm. Sinceramente non lo so. Però ne uso tante. Io non so voi, ma una persona che litiga e urla senza dire parolacce non l'ho mai incontrata. Ho degli amici così maleducati?

Voi leggete i libri che vincono i concorsi? E partecipate?  

Postilla: oggi ho voluto provare le parentesi quadre. Verdetto: fighissime! 

M. 

venerdì 4 marzo 2016

Il povero congiuntivo e altri strambi personaggi

Buooongiorno cari. 
Ho molto sonno. Voi avete molto sonno? 
Necessito di una bigoncia di caffè. Curiosa la parola bigoncia, no? 
Prendo spunto da questo interessante lemma - nella mia testa lo sto ripetendo troppe volte, tra poco perderà di significato - per introdurvi il tema di oggi: la grammatica. 


Il mio lavoro è un lavoro come un altro. Tra le altre cose non è che mi faccia proprio impazzire. Più o meno una volta a settimana mi maledico per aver preso questa strada. Lavorare a stretto contatto con la gente non è facile e tende a urticarmi - nel senso che mi fa venire l'orticaria. Anche il grano lo fa, ma dipende dalla mia intolleranza ed è molto più facile da gestire.
Tale irritazione, tuttavia, non significa che non sia grata per le conoscenze a cui sono arrivata praticandolo. Ho scoperto sfaccettature della lingua e delle grammatica italiana che mi hanno affascinata e che continuano a farlo ogni giorno. Adoro guardare la nostra lingua da una prospettiva diversa, rendermi conto che cose che per me sono naturali non lo sono per chi ci si approccia per la prima volta, o per chi la analizza o la scopre giorno dopo giorno sulla lavagna, su un libro, nelle conversazioni quotidiane, al supermercato. Insomma, questa parte è veramente bella.
Com'è chiaro, però, mi ha portato a diventare una mezza maniaca della grammatica. Sento sbagli da tutte le parti e non è affatto divertente. 
Faccio una premessa: produco errori anch'io. Quando scrivo, omettendo lettere o tralasciando accenti, quando parlo, preferendo l'indicativo al congiuntivo - dovrei dire mi dispiace che tu sia stanco ma mi sento ridicola e finisco per uscire con un mi dispiace che sei stanco - e in tanti altri casi che non ricordo o non noto. 
Nel mio ultimo libro ho fatto un errore nel definire una parola come avverbio invece che come sostantivo e appena mi è stato fatto notare l'ho corretto. Succede. Siamo umani. 
L'errore in sé non è un problema, visto che alle volte certe costruzioni ci sfuggono dalle labbra ancor prima di averle pensate e/o rilette. Non c'è niente di male.
Ma c'è qualcosa di sbagliato nei suddetti casi:
- i politici che ignorano completamente l'uso del congiuntivo
- i traduttori che ignorano completamente l'uso del congiuntivo 
- il mondo che ignora completamente il congiuntivo.
Io lo amo di un amore spassionato, questo simpatico modo, ed è faticoso quando viene bistrattato e sostituito dall'indicativo. Hanno due funzioni diverse ed è giusto che le abbiano. Perché dobbiamo condurli in perenne zuffa?
Però ci passo sopra. Guardo la tv, sento l'errore, stringo la bocca, D. mi guarda e ride, io scrollo la testa e andiamo avanti.
Nei libri, tuttavia, non riesco a passarci sopra, anche perché vengono visti e rivisti da più persone e mi sembra strano che nessuno se ne accorga. Com'è possibile che nessuno se ne accorga? Che nessuno lo dica? Un self è più che giustificato ma un editore? Mmm, non so.


Soprattutto in alcuni casi. Vi presento:
- come se. Va sempre, indiscutibilmente con il congiuntivo imperfetto. Imperfetto. IMPERFETTO. Si dice come se fossi ricco, non come se sia ricco, qualunque sia la consecutio temporum, salvo in quella al passato (come se fossi stato ricco). Ti prego mondo. Ti prego scrittore/studente/traduttore/giornalista/umano. Ti prego. Non puoi dire come se sia
- il periodo ipotetico. All'interno di un periodo ipotetico se non va mai, mai e poi mai relazionato al condizionale nella condizione ma solo nella conseguenza. Dunque, la frase è: se fossi stanca starei a casa, non se sarei stanca starei a casa. 
- i verbi modali. Dovere, potere e volere seguono il funzionamento del verbo che reggono. Se il verbo è di spostamento, e quindi va usato con essere, non può essere accompagnato dall'ausiliare avere solo perché in mezzo c'è dovere. Dunque si dirà sono dovuto andare perché normalmente si dice sono andato, e non ho dovuto andare, perché non si dice ho andato. Non si fa. Anche se sembra carino. Magari tra cento anni sarà normale ma per adesso non lo è, dunque scrittore/studente/traduttore/giornalista/umano, non lo scrivere. Per favore. 

Questi sono gli errori che trovo maggiormente nei libri che leggo. Il secondo solo nei self, il primo e il terzo anche nei pubblicati dalle Stellate, il che è davvero incredibile. Ero convinta che venissero riletti da un nutrito stuolo di gente. Forse succede quello che capita a tutti con la tesi di laurea: la sai a memoria, prevedi già cosa leggerai e non sei più in grado di vedere l'errore. Sì dai, deve essere così.

Ora ditemi, emmosi cari: quali errori vi capita di trovare più spesso? 

M. la maestrina scassa p<ll< 

Postilla: potrei aver detto una serie di cavolate, il che significa che da cinque anni insegno ciò all'umanità - risata malefica -.

martedì 1 marzo 2016

Sul libro: S. La nave di Teseo

Cari! Come state?
Dalle vostre parti c'è il sole? Perché qui il grigio delle nuvole e la trasparenza della pioggia impediscono alla sfavillante sfera di illuminare le deliziose colline toscane. Dalla finestra ne intravedo un po' ma non sono sicura che durerà. Umpf.

Ma veniamo al dunque e parliamo di libri. 
 
Breve parentesi: ho letto Life and Death, la versione di Twilight in cui i personaggi sono invertiti. Bella è un ragazzo, Beau - molto, molto più simpatico - e Edward è Edythe, una ragazza. Come avevo accennato qui, sono troppo grande per subirne il fascino e l'impatto che ha avuto sulla M. poco più che ventenne non è minimamente paragonabile a quello ottenuto adesso. Mi è scivolato sotto gli occhi, sicuramente anche perché troppo uguale a Twilight. C'è però una cosa che ho apprezzato: il finale.
Consigliato: a chi è nell'età giusta ed è una fan sfegatata di Stephenie Meyer.

Sono abbastanza rapida nella lettura dei libri e quando mi ci vuole un po' per portare a termine una storia significa che non mi fa impazzire. Nel caso di S. La nave di Teseo non posso colpevolizzare la mancanza di interesse.

Trama:
Un libro, due lettori, un mondo di pericolo e desiderio... Una giovane bibliotecaria trova per caso un libro lasciato fuori posto da uno sconosciuto: un lettore intrigato, rapito dalla storia e dal suo misterioso autore, come rivelano le note che ha appuntato a margine. Lei gli risponderà con note di suo pugno, dando inizio a un singolare dialogo che li condurrà insieme in un mondo sconosciuto. 
Il libro: La nave di Teseo, l'ultimo, discusso romanzo di V.M. Straka - autore prolifico quanto enigmatico - nel quale un uomo senza passato viene rapito e imbarcato a forza su una strana nave dal terrificante equipaggio e lanciato verso i pericoli di una missione ignota. 
L'autore: Straka, oscuro e discusso protagonista di uno dei più grandi misteri del mondo; rivoluzionario di cui nulla si conosce se non le parole che ha scritto e le teorie elaborate sul suo conto. 
I lettori: Eric e Jennifer, un ricercatore e una studentessa indietro con gli esami, entrambi chiamati a scelte cruciali per capire chi sono e che cosa vogliono diventare, e quanto saranno in grado di mettere le proprie passioni, ferite, paure l'uno nelle mani dell'altro. 
"S." ideato, concepito, realizzato dal regista J.J. Abrams e scritto dal romanziere Doug Dorst, è il diario di due persone che si incontrano tra i margini di un libro per ritrovarsi invischiate in una lotta mortale tra forze sconosciute: un viaggio nell'universo della parola scritta che risucchierà i suoi lettori in una rischiosa spirale...
Non è un thriller, non è un fantascienza, non è un vero fantasy, non è un non genere. Direi che è un mystery/avventura che manda al manicomio. Sia in senso positivo che in senso negativo. In senso positivo perché la voglia di venirne a capo cresce pagina dopo pagina conquistando il lettore sia con il libro vero e proprio che con tutto ciò che gli gira intorno. In senso negativo perché è davvero impegnativo. Oltre alla lettura del romanzo si deve andare di pari passo con gli appunti, tantissimi, dei due ragazzi che cercano di risolvere il mistero che si nasconde dietro l'autore. Così noi ci ritroviamo a cercare di capire:
- chi è l'autore
- chi è il ricercatore che prende appunti
- chi è la studentessa che prende appunti
- cosa nascondono le loro vite (li conosciamo solo grazie alle parole che si scambiano a margine del racconto) 
- che rapporto svilupperanno
- chi sono tutti i personaggi che nominano, tra cui quelli che si relazionano a loro e quelli che si relazionano all'autore
- il romanzo vero è proprio 
- tutto.
Una guerra. Non nascondo che ogni tanto mi facevo prendere dall'ansia e chiudevo fino a quando non mi passava. All'inizio non sapevo nemmeno come fare a procedere, se leggere un intero capitolo e poi tornare indietro o se fare tutto insieme.
Poi, però, la curiosità ha preso il sopravvento e le difficoltà sono scomparse. Questo libro è costruito così bene che darsi per vinti è impossibile. L'originalità dell'idea, e della storia, va oltre tutto quello che ho incontrato fino a oggi. Mi è piaciuta la storia de La nave di Teseo ma più di tutto più è piaciuto quello che gira intorno a Jen e Eric, i ragazzi che studiano il testo. Non pensavo che fosse possibile delineare dei personaggi solo attraverso delle note (che cambiano di colore in base a quando scrivono, o almeno questo è quello che ci viene fatto credere).
Altra cosa che ho apprezzato tantissimo è la consistenza del libro. Sembra di maneggiare un tomo antico con pagine ingiallite, carta spessa e macchie del tempo. Come se fossimo andati in biblioteca e avessimo preso in prestito un testo su cui studiare per fare la tesi. Maneggiarlo, sfogliare le pagine, è una bella sensazione 
È impegnativo. Non è uno di quei libri da leggere prima di andare a dormire (anche perché tutto il materiale all'interno cade e rimettere a posto i pezzi non è cosa da niente) ma vale la pena perdere un po' di tempo per stargli dietro perché è proprio una figata.
Questo è ciò che ho pensato per gran parte del libro. Arrivata alla fine...
Non sono riuscita a risolvere gli enigmi. DeBBo dire che l'ho letto in modo troppo superficiale, come leggerei un qualunque libro, non ho preso appunti, non ho raccolto gli indizi e ho dato un'importanza minima alle note, arrivando alla fine con questa certezza: non ci ho capito niente.
Perlomeno è quello che ho sperato. Perché se ciò che ho capito è giusto mi rimangio il "figata" di qualche linea sopra. 

Dopo averlo finito ho fatto qualche ricerca su internet per capire se anche altri fossero turbati quanto me. Ho scoperto di sì. C'è ancora chi deve comprendere se è il libro del secolo o una ciofeca. Un po' come fu per Lost.  

Ne avevate sentito parlare? Pensate di leggerlo?   

M.  

venerdì 26 febbraio 2016

Musica e scrittura

Una delle prime cose che faccio quando mi siedo al pc è aprire Youtube e cercare qualche canzone da ascoltare. Prima, quando il metalcore era l'unica cosa che le mie orecchie sembravano gradire, sceglievo un gruppo e mettevo direttamente il disco. Crescendo, il metalcore, così come il punkrock, continuano a essere tra i miei generi preferiti, quelli che mi hanno fatto vivere le emozioni più belle, però... però... però... ascoltare due dischi, uno di seguito all'altro, non mi riesce più. A un certo punto le mie orecchie mi dicono: oh, eddai, metti anche qualcos'altro!  
Ciononostante in questo periodo mi sono fissata con gli A day to remember, gruppo americano che ha il pregio di fondere in un unico disco sonorità metalcore, pop-punk e rock. Beeelli. 


Negli ultimi anni Mtv è diventata una compagna di minuti, e alcuni casi ore, molto rilevante. La cosa è iniziata quando ho smesso di fumare, due anni fa. Dopo dodici anni ho finalmente deciso che era l'ora di farla finita. Non pensate che io sia stata capace di compiere chissà quale missione. Fumavo da un minimo di cinque a un massimo di sette cicche al giorno, quindi chiudere, nonostante tutto, non è stato così difficile. Per due settimane ho praticamente smesso anche di mangiare perché avevo paura che qualunque cosa mettessi in bocca avrebbe fatto emergere la voglia di nicotina. In quelle successive mi sono abbarbicata al barattolo di Nutella prendendo mezzo chilo e poi ho iniziato a stabilizzarmi. Non sono ingrassata, non ho dato di matto e non ci sono ricascata. Ho solo iniziato a drogarmi di Mtv. Era come se ascoltare musica, soprattutto quel tipo di musica - allegra, dolce, divertente - fosse un calmante. Non sono più riuscita a farne a meno. Quando pulisco, poi, è l'aiutante perfetta. Balletto come una scema spostandomi da una stanza all'altra e canticchio senza ritegno. 
Se scrivo, però, Mtv non sempre è adeguata. In primo luogo perché passa musica italiana e io, purtroppo, non ne sono una grande fan. Me ne vergogno un po' ma non posso farci niente. A parte l'hip-hop non riesco ad ascoltare quasi nulla. Quasi. E poi perché se sto scrivendo una scena tragica e in sottofondo mi parte Shawn Mendez è un casino.
Youtube mi permette di scegliere la canzone giusta al momento giusto, ma mi dà anche la possibilità di ascoltare pezzi nuovi di gruppi che mai e poi mai avrei sentito se non avessi permesso la ripetizione automatica. Questo, alle volte, porta a ritrovare gli One Direction come colonna sonora di un litigio, o di un racconto doloroso, ma si risolve bene: uno sbuffo, un clic e torno dove voglio. 
Perché proprio Youtube? Perché mi piacciono i video. 
 

Quando ho scritto Il mio supereroe ero consapevole che sarebbe stata una storia tutto sommato molto allegra. Angelica è un peperino che aveva bisogno di un ritmo vivace e incalzante, per cui la musica pop, specialmente se cantata da ragazze, era il top. Tra queste:

- Shake it off, Taylor Swift - ho costruito il personaggio di Cali grazie a questo pezzo
- Blank space, Taylor Swift 

- Ho fatto fatica anch'io a digerire il fatto che stessi ascoltando Taylor Swift. E soprattutto che... mi piacesse. 
Grazie alla ripetizione automatica sono arrivata alla canzone che #AngelicaeManuele ascoltano di ritorno da Firenze, in macchina, e ho avuto l'illuminazione. Era perfetta per loro. Non c'era musica, o parole, più adeguata di quella. Ti porto via con me di Lorenzo Jovanotti, il mio corregionale - e anche coprovinciale, ma non penso si possa dire -, era il pezzo giusto.

Da qualche giorno mi sono ributtata sul fantascienza - oh mamma mia!
Non canto vittoria perché potrebbe venirmi l'ansia da racconto nel giro di poche ore, però ci sono tornata. Il genere musicale richiesto da questa storia è molto, molto diverso. Ho bisogno di suoni più compressi e tetri, di voci leggere e tristi. Ecco quelle che ho scoperto e che ascolto più spesso:

- I found, Amber Run 
- I'll be good, Jaymes Young 
- Holes in the skye, M83 ft. Haim 
- Down, Jason Walker
- Enjoiy the silence, nella versione di Sue Hellen 
- Still here, Digital Daggers
- Don't deserve you, Plumb
- Clarity, Zedd feat. Foxes (acoustic version)
- Warrior, Beth Crowley
- So cold, Ben Cocks - la adoro, i personaggi sembravano rispondere a questo pezzo in modo incredibile
- In my veins, Andrew Belle 
- Impossibile, James Arthur  
- And the world was gone, Snow ghost 
- Your Betrayal, Bullet For my Valentine

Alcune di queste, lo ammetto, le ho ascoltate anche per le scene più pesantucce de La Storia. Secondo me sono tutte belle. Vi piacciono? 

Voi ascoltate qualcosa mentre scrivete/leggete? Che genere preferite?

M. 

martedì 23 febbraio 2016

Z nation e Orange is the new black

Avevo detto che forse non l'avrei guardata perché mi inquietava. Gli zombie, il trailer, i colori. A un certo punto mi ero convinta che non l'avrei davvero mai calcolata. E invece...

Mi sono decisa a dare una possibilità a Z nation, e devo dire che non ho fatto male, anche se devo ammettere che la cosa che più di tutte me l'ha fatta apprezzare è stato il netto contrasto con The walking dead. Senza nulla togliere alla seconda, che ha indubbiamente delle qualità incredibili, la prima ha giocato su piani diversi. Non parlo della fotografia né della resa degli zombie, anche perché The walking dead ha vinto numerosi premi, ma la storia è un po' più intrigante. Per la prima volta da quando guardo un programma tv sugli zombie, l'umanità non si limita a scappare da una parte all'altra del pianeta alla ricerca di un'oasi di pace. Le oasi di pace, in questa nuova nazione in cui corre l'anno tre dalla trasformazione, probabilmente non ci sono. Il virus non è solo una peculiarità dei morti ma anche dei vivi, tanto che ogni essere umano sul pianeta ne è affetto. Fino a che la vita non li abbandona, però, non si manifesta. 
I sopravvissuti, quindi, sanno già cosa fare. Non ci troviamo di fronte a persone impreparate che assistono, impotenti, alla distruzione di ciò che hanno sempre conosciuto ma li incontriamo quando sono già allenati e abituati a combattere. Uccidono zombie come se fosse un gioco e si mantengono in vita proteggendosi gli uni con gli altri, o almeno ci provano. Questo comporta un po' di humour nero che rende gli eventi leggermente meno pesanti. 
La cosa che più di tutte le fa guadagnare punti è che i protagonisti non si muovono da un posto all'altro per cercare un posto senza zombie. Il motivo per cui si mettono in marcia, quello che li costringe a fare un viaggio che attraversa un intero paese, è una missione che scopriamo all'inizio, nella prima puntata, e che ha senso. Almeno fino a un certo punto. E cioè: portare l'unico sopravvissuto a un attacco in un centro medico in California affinché sia possibile creare un antidoto.  
Non negherò che alcune puntate siano un po' pesanti, però la tensione rimane alta per la maggior parte della stagione. Come sempre più spesso accade, sarebbe meglio non affezionarsi a nessuno dei protagonisti perché va di moda far morire un po' tutti. 
Non rientra tra le mie serie ma è un valido passatempo per attendere il venerdì - The 100 negli Stati Uniti viene dato il giovedì e io lo vedo il giorno dopo - e Il trono di spade
Non so ancora se guarderò la seconda stagione.

Altra serie che sto guardando è Orange is the new balck. La trovo molto carina, per certi aspetti rilassante, anche se i temi che tratta non sono mai superficiali. Vedere la vita di queste detenute, delle criminali, e vederla davvero, dall'interno, fa rivalutare molti dei pensieri che si hanno a riguardo. La storia è ambientata in un braccio carcerario dove vengono mandate donne che non hanno commesso reati gravi, quindi seguire i loro tentativi di reinserimento fa pensare alle cose da un'angolazione diversa. Sono alla seconda stagione, che trovo un po' sottotono rispetto alla prima.
Sebbene all'inizio abbia pensato che la protagonista potesse essere una donna qualunque, mi sono dovuta ricredere. Piper è un tipo abbastanza difficile da mandare giù, una persona viziata non tanto dalla ricchezza quanto dagli affetti, quindi alle volte capire le sue scelte richiede molta empatia. Allo stesso tempo, però, l'attrice riesce a rendere le sfumature di carattere in modo incredibile, con delle espressioni facciali che fanno ridere o piangere insieme a lei. 
Le altre protagoniste, che seguiamo in modo meno accurato ma di cui, piano piano, vengono svelate le storie e non solo i caratteri, che invece sono evidenti dai comportamenti sociali, sono dolci, cattive, impaurite, agguerrite, preoccupate, pazze. Ma sono anche madri, mogli. Amiche. Amanti. 
Posso capire perché abbia avuto tanto successo.
Vi lascio il trailer. 


Avete visto una delle due? Pensate di vederle? Che serie state guardando?

M.