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lunedì 7 dicembre 2020

Cartacei!

Il giorno in cui i miei libri sono, finalmente, sia in digitale che cartaceo, è arrivato! 

Da qualche settimana tutti e sette i miei romanzi sono disponibili in entrambe le versioni! 
Annarita di Genesis Publishing, editrice e amica, mi è stata di estremo aiuto. Abbiamo scelto insieme i font e mi ha guidata alla resa migliore, oltre ad aver fatto un lavoro impareggiabile con il resto.
E allora, eccoli qui... (se cliccate sul titolo arrivate al link di acquisto!)



mercoledì 27 dicembre 2017

Auguri e sorprese "librose"... in promo!

BUON NATALE!
Va bene anche se gli auguri ve li faccio il 27 dicembre invece del 24? Anche se sono la blogger peggiore di sempre? Anche se dico che vi faccio vedere/racconterò/spiegherò/aggiornerò e poi non dico niente e torno a farvi un salutino dopo mesi?

Non mi dilungherò troppo, anche perché non so bene come condensare questi mesi in poche parole riassuntive, dunque sappiate che qui è tutto molto bello. Niente vacanze natalizie per me e D., quest'anno, ma le ferie sì, quindi mentre lui dorme fino alle 10.00 come se fosse un adolescente, io sgranocchio un delizioso panettone con gocce di cioccolato che mi dà molte soddisfazioni, oltre a un sacco di calorie non del tutto utili. Poi amici, famiglia, libri. Un sacco di libri. Freddo. Freddo. Cavolo, quanto è freddo. Ma perché? 

Sto lavorando a due progetti in contemporanea, anche se molto a rilento. Uno è un ri-editing, l'altro è il fantascienza, l'ennesima revisione, l'ennesima modifica, dopodiché spero di farvi conoscere la storia di questa splendida ma stranissima ragazza e dell'universo che lei e i suoi amici popolano. Non sto più nella pelle! Avete presente quella sensazione che ti fa dire: "basta, questo libro deve essere letto, che piaccia o no non può più rimanere nel cassetto"? È esattamente quella che mi muove. 

E voi, come state?

Se è vero che sono una pessima blogger, è anche vero che come BabbA NatalA me la cavo meglio e che ho in serbo per voi due sorprese!

La prima è che Ogni Singola Cosa sarà in offerta a 0,99 centesimi fino al 7 gennaio! Se non avete avuto ancora modo di comprarlo, queste feste e questa promo potrebbero essere lo stimolo giusto!


lunedì 25 settembre 2017

Capitoli eliminati e... il cartaceo!

Sono una pessima blogger.
Sono una pessima blogger.
Sono una pessima blogger.
Sono una pessima blogger.
Sono una pessima blogger. 
E lo so. 

Ogni tanto passo, vi leggo, guardo, penso a cosa scrivere, inizio, poi scappo. Ho diversi post in attesa di pubblicazione, alcuni che attendono di essere battuti e altri che vorrei rendere veri e che invece rimangono idee.

Uh, uh. Che disdetta.


lunedì 24 luglio 2017

"Ogni singola cosa" è in offerta!

Questa estate è calda, una delle più calde, lo abbiamo capito. Ce lo dicono di continuo ma non è una novità perché lo sentiamo sulla pelle. Lo vediamo nelle notti stellate, quando le finestre sono aperte e sembra di vivere in un enorme condominio, lo avvertiamo nelle mattine assolate, quando usciamo già accaldati e stupiti dal tepore che ci avvolge. Lo realizziamo quando apriamo una finestra, o la chiudiamo per evitare che il calore entri nelle abitazioni e negli uffici. E l'unica cosa che pensiamo è: quando arrivano le ferie? 
Ok, ok, forse qualcuno si chiede anche quando arriverà l'inverno - in questo caso risponderei che l'inverno, quello vero, è iniziato il 16 luglio ma è arrivato sottotitolato il 17, e si chiama Game of Thrones - ma sono quisquilie. Perché il punto, quello vero, è che è estate. Lo urla pure Tiziano Ferro in radio, o nella pubblicità del cornetto. E allora... 

giovedì 4 maggio 2017

"Ogni singola cosa" è online!

Ci si aspetta che alla quarta pubblicazione (anche se in un microcosmo) un autore (sempre nello stesso microcosmo) sia abituato alle emozioni dell'uscita, ma non è così. Non lo è per me, almeno.
Il mio cuore ha iniziato a suonare come un tamburo un mese fa mentre la mia mente fronteggiava, o tentava di fronteggiare, le avversità e la mia anima si incasinava per star dietro a entrambi. Un bel combattimento. Da quando ho a che fare con questa pubblicazione sono spuntati capelli grigi in ogni dove rendendo difficile la visualizzazione del rosa. Sì, mi sono fatta i capelli rosa (le punte), ma ormai appena si vede. E sì, posso smettere di parlare dei miei capelli. 

Sono qui a presentarvi il mio ultimo romanzo, nato come La Storiella, diventato poi La Storia e finito per divenire Ogni singola cosa. Ma prima, prima di mostrarvi tutto quello che lo riguarda, vorrei precisare un po' di cose:

mercoledì 5 aprile 2017

"Ogni singola cosa" e gli altri

Degli ultimi libri che ho scritto, a differenza dei primi, non ho fatto mistero. Vi ho sempre tenuti più o meno informati su cosa stessi lavorando. Ne consegue che:
- sapete che sono alle prese con una trilogia di fantascienza che chiamo Il Romance Distopico;
- sapete che due anni fa ho iniziato a lavorare su un romance che mi ha travolto. Letteralmente.


venerdì 24 marzo 2017

Una prima, vera revisione

Oggi è una giornata da muffinS.
Ho da poco messo lo smalto sulle unghie, uno strano grigio violaceo che mi hanno spacciato come glicine, che in verità è quasi nero e che è diventato il mio miglior amico, e aspetto che si asciughi per andare a preparare i muffinS. Yogurt e frutti di bosco. In barba a tutte le mie intolleranze.
Mmm.
Questo perché è una giornata primaverile tipica. Non c'è il sole ma fa caldo, sono leggermente afona - come sempre, in questo periodo dell'anno - e ho il pomeriggio libero. Le ultime settimane di baldoria prima che la marea montante di turisti - vedi studenti - si abbatta sulla Toscana. Il divertimento, poi, sarà finito.
Proprio per il suo essere una giornata primaverile tipica, io sono apatica. Oggi che ho un'intera mezza giornata libera per fare milioni di cose, non ho voglia di farne nessuna.
Quindi ho pulito, mi sono messa lo smalto e tra poco andrò a fare i muffinS.
Ma non è di questo che volevo parlarvi. 


lunedì 6 marzo 2017

"La Storia" e le bollicine

EmmoooSi. 
Che fossi una pessima blogger lo sapevamo tutti, è un assunto difficile da negare. Ma che lo fossi fino a questo punto? No, forse no. Nemmeno voi lo pensavate.
Non posso credere che il mio ultimo post risalga a più di un mese fa. Da dicembre a questa parte sono salita su una sbrilluccicosa montagna russa editoriale - tutta mia, arredata con cura - e non ne sono più scesa.
Editoriale. Potrei aver usato a sproposito tale parola ma non intendo soffermarmi sul dubbio appena sorto, visto che poi vi spiegherò di cosa sto cianciando. 

giovedì 26 gennaio 2017

"È qui che volevo stare" non è più online

Titolo diretto, per niente poetico, troppo poco da me. Io che amo scrivere presentazioni criptiche che invitino il lettore a domandarsi "di che parlerà oggi 'sta donna?" mi sono lasciata andare a una spiegazione eccessiva che già di suo dice molto. Ma non il fondamentale.

Ormai lo sapete che alle volte mi perdo e mi assento dal blog senza motivi apparenti. A parte scrivere e/o mettere in ordine ciò che devo scrivere, non ci sono altre ragioni, in effetti. L'anno scorso l'ho fatto durante la stesura de La Storia, inizialmente nota come La Storiella, di cui spero di potervi parlare presto. 
Quest'anno i motivi sono molteplici. Non c'è una storia che mi ha fatta estraniare, anche se Il Romance Distopico si impegna in tutti i modi a rendermi socialmente instabile, né altre questioni che mi hanno impedito di sedere al pc e di blaterare un po' delle mie solite cose. 
Diciamo che era più uno stato di libresca confusione. Avevo bisogno di fare ordine e no, prima che ve lo chiediate, non ho chiarito tutto ciò che volevo chiarire. Tranne una cosa, quella del titolo-diretto-per-niente-poetico. 
 

venerdì 11 novembre 2016

Cosa sto facendo? #2

Quanto non mi piace quella strana sensazione di non saper bene come impiegare il tempo quando ci sono così tante cose da fare. Vorrei prendermi a librate sulla fronte, quando mi succede, nel tentativo di risvegliarmi e farmi diventare produttiva in qualche modo. Mi faccio confondere dai rumori che sento in giro, dall'apatia che mi si aggrappa addosso in questa stagione, dal calo improvviso di lavoro. Posso anche dare la colpa a lui, in effetti, visto che passare da mille a zero in una settimana è alquanto debilitante. Lavorare per mesi a un certo ritmo e poi ritrovarsi improvvisamente con un altro, spiazza. In modo piacevole, se il periodo è giusto, in modo tormentato se il periodo è come questo. Ma come, tutto l'anno aspetto questi momenti di tranquillità per poter scrivere e leggere senza tregua e quando ci sono mi blocco così?

Fonte: https://goo.gl/H4QE9m

venerdì 29 aprile 2016

Il punto di vista

La prima persona mi piace un sacco. La preferisco, senza alcun dubbio, alla terza. Non che non trovi quest'ultima accattivante. Ci sono delle storie che funzionano alla grande con un punto di vista che si muove da un personaggio all'altro; alcune lo necessitano, addirittura. Non escludo di provarla anch'io, un giorno, ma per il momento la prima persona è la mia preferita. Lo è nei libri che leggo e in quelli che scrivo. Nei libri che leggo, il fatto che il racconto sia portato avanti dal personaggio stesso e che io possa identificarmi con lui mi permette un'empatia totale che mi fa vivere la storia in modo più intenso. 
In questi giorni, ad esempio, sto leggendo un libro che ha fatto furore, che nel suo genere è considerato un capolavoro e che è il primo di una saga piuttosto lunga. Non credo che leggerò il seguito. Non so nemmeno se riuscirò a finirlo. Il fatto che sia raccontato in terza persona e che si seguano cinque o sei personaggi allenta la tensione e mi fa venir voglia di saltare le pagine. E io non salto le pagine. Capirei se fossero tutti personaggi principali ma solo due di loro lo sono, o almeno credo. Il resto dovrebbe servire a far capire il contesto, anche se questo viene raccontato pure dai protagonisti e dalla storia in sé. Insomma, con me non funziona. E mi chiedo: se fosse stato in prima persona mi avrebbe fatto un effetto diverso?

Quando scrivo, la prima persona mi permette di diventare un tutt'uno con il personaggio che racconto e che a sua volta racconta, origino empatia tra me e lui/lei e credo che sia questo il primo passo per crearla anche con il lettore. Le mie protagoniste sono donne, ragazze dai mille difetti, e mi impegno al massimo per caratterizzare ognuna di loro in modo diverso. Con i gesti, con i pensieri, con gli atteggiamenti, con il linguaggio. Impiego un sacco di tempo a pensare a come sarà, come si muoverà, cosa dirà. Il suo modo di fare, il suo carattere, sono unici. Imperfetti e unici. 

Il problema è quando devo mettermi nei panni di un uomo. Le cose, in questo caso, cambiano e diventano molto... complicate. 

Questa riflessione nasce per due motivi. Il primo è che ho ricevuto una "critica" da un lettore uomo. Molto costruttiva ma pur sempre critica. I due libri che ha letto gli sono piaciuti molto (il fatto che siano piaciuti a un essere di sesso maschile mi fa saltellare) ma mi ha fatto presente che ha trovato i personaggi maschili un po' carenti. Nel caso di Alessio, non posso dargli torto. Uno dei motivi per cui è nata La versione di Alessio era che in Innamorarsi ai tempi della crisi era appena delineato. Giusto un accenno. Nel caso di È qui che volevo stare, invece, i due personaggi maschili sono esattamente come volevo che fossero. Se Michele vi sembra solo un bulletto e Tommaso il calssico tipo silenzioso, allora va bene. Era quello il mio intento. Tuttavia so che hanno un carisma diverso rispetto alle protagoniste femminili e su questo potrei indubbiamente lavorare.
Il secondo motivo è quello che mi ha spinto a scrivere questo post lunghissimo. Vi ricordate La Storiella, quella che poi è diventata La Storia? Ecco, rimanete qui, rimanete su questo. Nel testo in questione il personaggio maschile è molto, molto delineato. Direi che il libro, pur essendo raccontato da lei, è lui. La Storia è lui. E dopo lunghe riflessioni ho deciso di inserire una piccola parte raccontata da questo gran pezzo d'uomo.
...
Cacchio, quanto è difficile. Cosa pensa un uomo? Ok, è chiaro che i sentimenti che prova sono gli stessi che prova una donna ma... come li sente? Succede come a noi, in cui ciò che arriva dalla pancia si mischia a ciò che arriva dalla testa e a ciò che arriva dal petto? O quello che arriva dalla pancia, e che potrebbe arrivare da un po' sotto la pancia, è più forte del resto? Gli uomini non si fanno certo tutte le paranoie che ci facciamo noi. E non pensano continuamente a cosa potrebbe pensare lei, al perché non fa o fa una cosa, al perché aspetta 5 minuti in più a chiamare. O sì?  
E il sesso? Quanto di ciò che per noi potrebbe arrivare come sentimento all'uomo arriva solo come sesso? La distinzione tra le due è chiara? 
Raccontare il POV di Alessio è stato difficile, ma non così difficile. Alessio ha un bel carattere. Alessio è piuttosto solare e "normale". 
Lui, il lui de La Storia, il gran pezzo d'uomo, assolutamente no. Ho cercato di infiltrarmi nella sua mente come ho fatto per tutto il tempo in cui ho raccontato il loro vissuto dal punto di vista di lei ma farlo da dentro, dall'interno, è molto più complicato. Fino a quando si tratta di descrivere degli atteggiamenti, fino a quando si tratta di parlare di ciò che vede lei, è fattibile. Ma stare nella sua testa... cacchio, che fatica. Mi sembrava così strana. Così... rapida.
Ha senso ciò che dico?
Ieri sera, appena ho finito di buttare giù il pezzo in questione, ho chiamato D. e l'ho pregato di leggere ciò che avevo scritto. Quando ha finito mi ha guardato e mi ha detto: ci sta. Ci sta tutto. E io mi sono sentita felice come se mi avesse detto che se mangiassi un quintale di gelato alla Nutella non ingrasserei.  

Voi come siete messi con i punti di vista? Quale preferite? 
Avete qualche consiglio sul POV maschile? 

M. 

martedì 15 marzo 2016

Cosa sto facendo? #1

In verità questo post si dovrebbe chiamare: cosa ho scritto, cosa ho appena finito di scrivere, cosa ho intenzione di scrivere e cosa scriverò. Peccato che la lunghezza del titolo potrebbe annoiare ancor prima di iniziare la lettura. 


Da quando ho ripreso a produrre, nel novembre 2013, mi fermo raramente per più di un mese. Sono sempre alle prese con qualche idea, qualche concetto, qualche inizio o rilettura. Mi piace. Mi piace tantissimo. Quello che mi piace meno è aspettare così tanto tra una pubblicazione e l'altra.
Visto che vi nomino sempre le cose che scrivo senza far luce su ciò che realmente combino, ho pensato di rendervi partecipi di tal cosa. I titoli che vedete non sono quelli ufficiali, ovviamente. Sono sconclusionata ma non fino a questo punto.
Ecco, dunque, cosa sto facendo/ho fatto/farò riguardo a:  

I romance 

Librino Nuovo - Se tutto va bene, se non complico ogni cosa in qualche curioso modo, se non ci sono cambiamenti improvvisi, Librino Nuovo uscirà presto. È una storia che ho finito di scrivere l'anno scorso in questo periodo e che da allora è rimasta ferma in attesa dell'uscita de Il mio supereroe. Mi piacerebbe che arrivasse negli store per aprile - oddio! Romance contemporaneo e ironico, ha una storia un po' più corale sebbene i protagonisti principali siano due, è molto, molto estivo e ho una voglia matta di farvelo leggere. Non ce la faccio più. 

La Storia - Ormai la conoscete anche voi. Io amo questo libro. Amo i protagonisti e amo ciò che gli gira intorno. Finito in gennaio, ha rubato tutta la mia attenzione. Malgrado sia anch'esso un romance contemporaneo, tratta l'ironia in maniera più sottile perché gli attori del romanzo la prevedono fino a un certo punto. Lo devo rileggere solo un milione di volte prima di iniziare a pensare a cosa farne.

Quello nuovo - Appena iniziato è già arrivato a 90 pagine. Totalmente disorganico, con incipit, finale e pezzi qua e là, personaggi delineati ma non ancora presentati e una strana struttura narrativa, non ho idea di quando arriverà a compimento. Ogni tanto lo apro e butto giù qualche riga. Per adesso mi sta molto simpatico.


La fantascienza

Distopico 1, primo tomo di una saga, è finito e benvoluto. Aspetta che la sottoscritta decida cosa farne. Mi piacerebbe non fare niente di concreto fino a quando non avrò iniziato a scrivere il terzo. Anche se, parlando tra noi, non credo che gli succederà chissà cosa. Non è un genere che fa faville, nel nostro paese, e dubito che un editore si accolli la pubblicazione di un'autrice praticamente sconosciuta. 

Distopico 2 è quasi terminato, anche se alcune scene vanno riprese e argomentate in modo approfondito visto che lo spazio che ho creato, sia quello terrestre che quello spaziale - chiamiamolo così - sono estremamente diversi da ciò che conosciamo. I due protagonisti hanno fatto un cambiamento notevole, segno che il mio desiderio di "formarli" attraverso la vita ha avuto successo. Il fatto che facciano sempre quello gli pare è secondario. Più o meno.

Distopico 3 è tutto nella mia testa ed è difficile. Non so perché mi sono buttata in questo progetto. Ho scritto dieci pagine, per ora, tra cui la fine. I protagonisti, proprio a causa di quel piccolo difettuccio per cui fanno ciò che gli pare mi fanno passare la voglia di scriverlo. Peeerché mi sono imbarcata in questa cooosa? Perché vogliono portarmi doveee io non voglio andare?

A questo punto devo fare un po' di ordine nella mia mente ma fino a quando Librino Nuovo non sarà uscito, mi rifiuto. 
Se ve lo state chiedendo, tornerò al self. Vi aggiorno, comunque. 

Con tanto lovvamento,
M. 

venerdì 26 febbraio 2016

Musica e scrittura

Una delle prime cose che faccio quando mi siedo al pc è aprire Youtube e cercare qualche canzone da ascoltare. Prima, quando il metalcore era l'unica cosa che le mie orecchie sembravano gradire, sceglievo un gruppo e mettevo direttamente il disco. Crescendo, il metalcore, così come il punkrock, continuano a essere tra i miei generi preferiti, quelli che mi hanno fatto vivere le emozioni più belle, però... però... però... ascoltare due dischi, uno di seguito all'altro, non mi riesce più. A un certo punto le mie orecchie mi dicono: oh, eddai, metti anche qualcos'altro!  
Ciononostante in questo periodo mi sono fissata con gli A day to remember, gruppo americano che ha il pregio di fondere in un unico disco sonorità metalcore, pop-punk e rock. Beeelli. 


Negli ultimi anni Mtv è diventata una compagna di minuti, e alcuni casi ore, molto rilevante. La cosa è iniziata quando ho smesso di fumare, due anni fa. Dopo dodici anni ho finalmente deciso che era l'ora di farla finita. Non pensate che io sia stata capace di compiere chissà quale missione. Fumavo da un minimo di cinque a un massimo di sette cicche al giorno, quindi chiudere, nonostante tutto, non è stato così difficile. Per due settimane ho praticamente smesso anche di mangiare perché avevo paura che qualunque cosa mettessi in bocca avrebbe fatto emergere la voglia di nicotina. In quelle successive mi sono abbarbicata al barattolo di Nutella prendendo mezzo chilo e poi ho iniziato a stabilizzarmi. Non sono ingrassata, non ho dato di matto e non ci sono ricascata. Ho solo iniziato a drogarmi di Mtv. Era come se ascoltare musica, soprattutto quel tipo di musica - allegra, dolce, divertente - fosse un calmante. Non sono più riuscita a farne a meno. Quando pulisco, poi, è l'aiutante perfetta. Balletto come una scema spostandomi da una stanza all'altra e canticchio senza ritegno. 
Se scrivo, però, Mtv non sempre è adeguata. In primo luogo perché passa musica italiana e io, purtroppo, non ne sono una grande fan. Me ne vergogno un po' ma non posso farci niente. A parte l'hip-hop non riesco ad ascoltare quasi nulla. Quasi. E poi perché se sto scrivendo una scena tragica e in sottofondo mi parte Shawn Mendez è un casino.
Youtube mi permette di scegliere la canzone giusta al momento giusto, ma mi dà anche la possibilità di ascoltare pezzi nuovi di gruppi che mai e poi mai avrei sentito se non avessi permesso la ripetizione automatica. Questo, alle volte, porta a ritrovare gli One Direction come colonna sonora di un litigio, o di un racconto doloroso, ma si risolve bene: uno sbuffo, un clic e torno dove voglio. 
Perché proprio Youtube? Perché mi piacciono i video. 
 

Quando ho scritto Il mio supereroe ero consapevole che sarebbe stata una storia tutto sommato molto allegra. Angelica è un peperino che aveva bisogno di un ritmo vivace e incalzante, per cui la musica pop, specialmente se cantata da ragazze, era il top. Tra queste:

- Shake it off, Taylor Swift - ho costruito il personaggio di Cali grazie a questo pezzo
- Blank space, Taylor Swift 

- Ho fatto fatica anch'io a digerire il fatto che stessi ascoltando Taylor Swift. E soprattutto che... mi piacesse.  - 
Grazie alla ripetizione automatica sono arrivata alla canzone che #AngelicaeManuele ascoltano di ritorno da Firenze, in macchina, e ho avuto l'illuminazione. Era perfetta per loro. Non c'era musica, o parole, più adeguata di quella. Ti porto via con me di Lorenzo Jovanotti, il mio corregionale - e anche coprovinciale, ma non penso si possa dire -, era il pezzo giusto.

Da qualche giorno mi sono ributtata sul fantascienza - oh mamma mia!
Non canto vittoria perché potrebbe venirmi l'ansia da racconto nel giro di poche ore, però ci sono tornata. Il genere musicale richiesto da questa storia è molto, molto diverso. Ho bisogno di suoni più compressi e tetri, di voci leggere e tristi. Ecco quelle che ho scoperto e che ascolto più spesso:

- I found, Amber Run 
- I'll be good, Jaymes Young 
- Holes in the skye, M83 ft. Haim 
- Down, Jason Walker
- Enjoiy the silence, nella versione di Sue Hellen 
- Still here, Digital Daggers
- Don't deserve you, Plumb
- Clarity, Zedd feat. Foxes (acoustic version)
- Warrior, Beth Crowley
- So cold, Ben Cocks - la adoro, i personaggi sembravano rispondere a questo pezzo in modo incredibile
- In my veins, Andrew Belle 
- Impossibile, James Arthur  
- And the world was gone, Snow ghost 
- Your Betrayal, Bullet For my Valentine

Alcune di queste, lo ammetto, le ho ascoltate anche per le scene più pesantucce de La Storia. Secondo me sono tutte belle. Vi piacciono? 

Voi ascoltate qualcosa mentre scrivete/leggete? Che genere preferite?

M. 

venerdì 22 gennaio 2016

Oh, oh.

Non so nemmeno come iniziarlo, questo post, visto che è praticamente un mese che passo dal blog solo per caso. Non sapete quanto mi dispiace. Il fatto è che avevo bisogno di questo, oltre che delle ferie. Avevo bisogno di prendere una pausa da un sacco di cose perché dovevo liberare la mente, perché volevo ritrovare la M. saltellante, perché volevo intensamente finire di scrivere La Storiella.
E ce l'ho fatta.

Fonte foto: http://goo.gl/T62coR
Sono ancora in quella fase stranissima in cui sto bene e male. Bene perché sono cotta dei personaggi e di come è venuta fuori, male perché non sono sicura che abbia raggiunto il risultato che mi ero prefissata. E perché non è detto che piaccia. E perché forse dovrei intervenire ancora. Tutta quella stranissima roba lì che fa parte di questa stranissima fase. 
Però sono molto, molto felice. 

Faccio un passo indietro.

Voi come state? Mi siete mancati un bel po'. 
Le feste come sono andate? Io mi sono finalmente goduta le ferie e in queste settimane ho capito ancora di più quanto il lavoro che faccio mi risucchi le energie. Non quelle fisiche ma quelle mentali ed emotive. Il lavoro è lavoro, però, e o mi metto in testa di provare a cambiarlo o sto zitta e smetto di sfinire me stessa con troppe paturnie. 
In quelle due deliziose settimane di ferie io e D. siamo andati un po' in giro per l'Italia muovendoci verso ovest, verso nord e infine verso sud. Ci siamo strapazzati il giusto e divertiti come era il caso che fosse. 
Vi chiederete perché una volta tornata non ho ripreso a scrivere sul blog. La risposta è che La Storiella era giunta a un punto decisivo e non avevo intenzione di abbandonarla senza arrivare dove desideravo. Così l'ho finita. 
Oh, oh.  
Che emozione. Sono tutta agitata e confusa ed emozionata. Anche voi quando scrivete, o leggete, vi ritrovate in questa stranissima condizione? A me è passata la fame.
Chissà se e quando finirà. Spero non troppo presto anche se fino a quando non lo farà non riuscirò a fare la revisione, troppo presa ad amare i personaggi e a soffrire con loro. 
Il Fantascienza? Messo da parte, con tutto il disappunto che ne consegue di chi ha letto e vuole il seguito. Non ho potuto continuare, purtroppo, perché i due de La Storiella - anche se a questo punto credo di dover cambiare nome in La Storia -  mi fracassavano le orecchie con le loro chiacchiere, mi occupavano i pensieri con i loro caratteri e mi tormentavano con le loro richieste: scrivici. Raccontaci. Parla di noi.
Tenerli a freno era impossibile e quindi ho deciso di fermare tutto il resto e di tornare a narrare le loro gesta.
Ora mi chiedo se gli altri due del distopico mi rivorranno, mentre una nuova storia prende forma allontanandomi ancora una volta. Non capisco come possa esserne attratta così tanto se poi c'è sempre qualcosa che si frappone tra me e loro. Il fatto che sia una trilogia sicuramente non aiuta. Ho bisogno di parlare di altri, dopo un po', e l'ampiezza del lavoro che mi sono prefissata non mi permette di farlo. Così mi allontano e cedo a personaggi nuovi. Da due anni e mezzo. Bah.
Anche questa cosa, come la fase in cui mi trovo, è molto strana. Tutto è strano. Anche tornare a scrivere per il blog. Mi sembra di non esserne più capace, di riversarci dentro troppo, o troppo poco, di rimanere in superficie. Uff, che tormento.
Ma sono tornata, emmosi cari. Non so come e quanto, ma sono tornata.

M.

venerdì 18 dicembre 2015

L'assalto batterico e un sacco di altre cose

Nelle ultime due settimane sono successe delle cose curiose. Prima tra tutte la meno curiosa, un assalto batterico alla mia gola che dapprima è stato scambiato per raffreddore, poi per mal di gola e raffreddore e infine per ciò che era, cioè una largingofaringotracheite - eh? Dopo due settimane pronuncio ancora la parola "no" come "do". Fastidioso? Sì, sicuramente. Ho decorato l'albero di Natale con delle bizzarre allucinazioni che lo facevano sembrare più alto e affascinante. 
Fonte foto: http://www.thehouseofblog.com
L'assalto mi ha costretta a casa per cinque giorni durante i quali è successa l'altra cosa curiosa: non riuscivo a fare niente, nemmeno a mangiare, ma... dovevo scrivere. Non c'era verso di convincermi a stare a letto o sul divano. Sebbene mi facesse male tutto, neanche avessi fatto cinquantacinque ore consecutive di zumba, dovevo stare seduta in questa scomodissima sedia davanti al pc per SCRIVERE. E ho scritto così tanto, ma così tanto che ho quasi finito un libro. Una mattina mi sono svegliata e La Storiella mi si è srotolata davanti. All'inizio l'ho ignorata perché il termometro mi faceva cenni strani - parlava e si divincolava - e io volevo dargli ascolto ma poi questa gente, questa gente che popola La Storiella si è rivoltata e mi ha costretta a scrivere. Scrivere. Scrivere. Scrivere. Non ho fatto altro.
Così facendo, non ho comprato i regali di Natale e non ho calcolato minimamente il mio bloggettino colorato. 
Sono tornata al lavoro, ho cercato di mettermi in pari con i regali di Natale - chiaramente sono in piena crisi, della serie Natale-non-può-essere-tra-una-settimana-io-devo-ancora-raggiungere-la-taglia-40, e ho ripreso contatti con il mondo reale senza però abbandonare La Storiella.
Nel mentre due beta reader hanno letto il primo capitolo della saga romance/distopica e... ha avuto un successo strepitoso. Una delle due lo sta rileggendo per la seconda volta, tanto le è piaciuto, l'altra pare abbia intenzione di farlo. Ma la cosa che più di tutte mi ha colpita è che quando sono andata a gozzovigliare con loro per riempirci di zuccheri e caffeina le due hanno iniziato a discutere, discutere veramente, delle caratteristiche della protagonista con così tanto interesse da lasciarmi di stucco. Una la adora, l'altra la trova vagamente fastidiosa e lagnosa e io mi sono gustata ogni singolo commento. Vedremo come procederanno le cose. 
E poi, e poi... sono andata a vedere Star Wars. Non vi dirò molto a riguardo se non che M. è composta per metà da un normale essere umano e per l'altra metà da un nerd che è cresciuto con il mito di questa saga e che l'ha aspettata per anni. Il 16 dicembre è stata una giornata fenomenale iniziata con il pensiero di ciò che avrei visto e finita con il pensiero di ciò che avevo visto, intervallata dalla vita, ovviamente, e da chiacchiere/foto/video/battute/messaggi e tutto ciò che era possibile creare sul tema. 
Che dire? BELLISSIMO. 
Ora torno, di corsa, a La Storiella. Forse prima di Natale riuscirò a finire la prima stesura.

Che la forza sia con voi, miei emmosi padawan. Mi siete mancati.

M. 

venerdì 20 novembre 2015

Punto di partenza?

Sono in una fase di passaggio delicata. Vengo da un periodo turbolento al lavoro, stressante, sotto vari punti di vista, con una voglia incredibile di scrivere e la minima idea di quale sia il punto di partenza. 


Per mesi ho dovuto rimandare. Volevo scrivere, volevo raccontare, creare quella storia che aveva preso vita nella mia testolina e che non riuscivo a tenere a freno, quella per cui ho buttato giù, pur non volendo, 60 pagine e che ho tenuto a freno costringendomi a prendere tempo. 
Ne avevo bisogno, seriamente. Avevo appena finito di scrivere un romanzo, volevo portare avanti il blog e allo stesso tempo prendere aria, staccare dal lavoro, sognare e liberarmi leggendo qualcosina. Qualcosina, in effetti, ho letto, visto che quest'anno ho messo in saccoccia, tra e-book e cartacei, una cinquantina di libri.
Ehm... per contarli mi sono persa. Il punto a cui volevo arrivare, che poi è anche il punto da cui sono partita, è che mi trovo, di nuovo, tra due fuochi. E ora che sono riuscita a prendere le distanze da entrambi, il romance e il fantascienza, devo scegliere quale dei due riprendere e mi sento persa.
AIUTO.
Entrambi hanno una storia costruita e ben delineata. Non devo pensare a cosa far fare ai personaggi o a dove farli andare perché hanno già una direzione e un senso, hanno già caratteristiche definite e forme note. Ed è proprio questo il problema. Facendo la pausa che tanto desideravo ho perso il pathos nei confronti de La Storiella, cosa non del tutto negativa, e quindi mi ritrovo a dover fare una scelta razionale. Buttarmi sul genere con cui mi sono fatta conoscere (eh, eh) o cambiare totalmente e riniziare da capo?
Non si tratta, ovviamente, solo di una scelta basata sui possibili, o non, lettori, ma anche su di me. I romanzi di fantascienza, perlomeno i miei, sono raccontati in modo completamente diverso dai miei romanzi rosa. Sottolineo miei, perché il romance non prevede, sempre e comunque, ironia. Ci sono tantissimi libri romantici drammatici, e quelli che non lo sono non si accompagnano necessariamente alle risate. I miei, fino a ora, sì. Anche se non vi hanno fatto rovesciare dal ridere, l'idea era quella di raccontare l'amore con tutti i suoi pregi e i suoi difetti e soprattutto con il sorriso sulle labbra. Mio, nella stesura e vostro, spero, nella lettura. 


Il mio fantascienza, no. La storia che alla base è seria, pesante, in tutto e per tutto distopica. Non solo per l'ambientazione ma anche per i sentimenti e i caratteri dei protagonisti. Le descrizioni abbondano, anche se non sono fondamentali, i lati difficili dei personaggi emergono non appena possibile, la serietà fa da padrona. Ma io non so se sono brava con la serietà. Non so se sono brava a raccontare storie così dense. Ed è questo il motivo per cui mi sono fermata e per cui, ancora adesso, sono ferma. 
Adoro la trama. Mi piace il mondo che ho costruito, la realtà in cui viaggiano le persone che ci ho messo. Eppure non so se piacerà agli altri. E a questo punto, dopo le tante cose che ho scritto e che non hanno portato a niente, mi chiedo: è giusto che continui per questa strada?
Forse devo solo trovare un beta reader. Che dite?

M. 

mercoledì 8 luglio 2015

Quando una storia annienta l'altra

Siete tutti al mare, nevvero? Me ne sono accorta.
Io, invece, confusa dal desiderio dell'acqua marina che mi arrotola i capelli in strani rasta, della sabbia che si appiccica alla pelle, dalle serate con gli amici, dalle coccole sotto le stelle, insomma, confusa dall'estate, sono incappata in un problemuccio non indifferente. 
Il fantascienza/distopico è bloccato.
 

Fermo al secondo capitolo. Con secondo capitolo mi riferisco al seguito del primo libro che, già bello scritto e completato, aspetta i suoi successori. Beh, sono arrivata a metà e mi sono fermata. Nella mia testolina da qualche settimana gira una storia che non ne vuole sapere di mettersi da parte. Ci ho provato, ho tentato di dare più importanza ad altro, ho cercato di chiuderla in una stanzetta per riprenderla in seguito ma non riesco a vincere la battaglia, e, suppongo, non otterrò risultati migliori con la guerra.
La trama di quest'ultimo, un nuovo romance, è nata da un'idea, una chiacchierata, e quando ha identificato i personaggi si è costruita da sola. La sera prima di andare a dormire, la mattina appena sveglia, mentre lavo i piatti o sistemo la lavastoviglie, mentre mangio, mentre leggo un libro. A volte l'ho dovuta chiudere da qualche parte perché la storia si imponeva su tutto il resto.
Io sono turbata. Tanto per cominciare sono turbata dalla violenza con cui La Storiella - chiamerò così questa trama che ormai ha preso forma e che sembra invocare la sua stesura - si è imposta. A seguire, sono turbata da come il fantascienza sia stato surclassato. Ma insomma, come si permette? È un progetto a cui lavoro da due anni, ormai, con pause di mesi e mesi, ed ero così soddisfatta. Mi sembrava di aver imbastito una realtà talmente particolare da meritare di essere raccontata. Eppure è ferma lì. La realtà e pure i suoi personaggi.
Forse non mi sto impegnando abbastanza. Dovrei semplicemente sedermi e darmi da fare, senza farla tanto lunga. Ma non ci riesco. Perché La Storiella è un tarlo. Lo è la protagonista, lo è il protagonista, lo è il luogo in cui vuole essere ambientata, lo è la storia che li lega e li tiene lontani. 


Come si fa in casi come questi a dare un ordine alla propria mente? Perché se mi metto al lavoro con il fantascienza ho paura di dare ai protagonisti, molto caratterizzati per via della realtà che si trovano a vivere, le peculiarità di un uomo e una donna che sono semplicemente umani. Però, se aspetto, se lo metto da parte, rischio di fare il danno del primo romanzo che ho scritto nella mia vita: portarlo a termine quando il tema è già stato sviscerato da tutti, compresi autori degni di collane di fiori, corone d'alloro e coppe d'oro traboccanti nettare degli dei. E non posso, proprio non posso fingere che la saga sia completa solo con il primo capitolo. È una saga. Saga. E il romanzo, come già detto, non è autoconclusivo perché quei simpaticoni di personaggi hanno deciso, contro la mia volontà, di fare quello che gli pareva alla fine. Fine.
No, su. Non ho molte alternative. Devo lasciare a La Storiella tutto lo spazio che vuole. Il rischio di amalgamare caratteri e vite è troppo pericoloso.  

Approfitto di questo post, cari emmelettori, per comunicarvi che oggi sarò ospite del magico blog di Grazia, Scrivere È vivere. Saltello da una parte all'altra da quando lo so. 
Il suo, oltre a essere uno dei miei blog preferiti, è anche il primo in cui ho iniziato a depositare commenti infischiandomene della mia timidezza. Non è da poco, no? Tutto merito di cotal donna.
Tra le altre cose troverete una mia foto. Non vi esaltate/preoccupate troppo, mi si vede solo di lato in un selfie che tentava di ritrarmi con un'espressione buffa. Il risultato è che sembro una sbarbina. Prima o poi mi deciderò a metterne una più seria (uhm... non ne sarei tanto sicura) anche qui.  

M. e la storia annientata