lunedì 1 marzo 2021

Post pubblicazione

Appare abbastanza chiaro a chi, come noi, compra libri seguendo i suggerimenti e le uscite del mondo digitale, che uno scrittore oggi è tante cose, tutte insieme e tutte diverse.

Non sempre è così, certo. Alcuni sono gli stessi che si muovono nell'editoria tradizionale e che sono banalmente semplici scrittori, o magari giornalisti, insegnanti.

Ma c'è una larga fetta di autori, quelli che puntano su Amazon per emergere, che sono tutt'altro, o meglio: tutto.
E nonostante il tutto, il tempo trascorso a fare e disfare, a pensare e creare, a muoversi e decidere, sono scrittori che se ne rimangono fermi, o comunque ondeggianti tra l'Olimpo e la Desolazione di Smaug

Scrivere, oggi, significa questo. Ed è faticoso.


Trovo ancora difficile definirmi una scrittrice, sebbene lo sia. Ho pubblicato in self e con case editrici, ho scritto (e pubblicato) nove romanzi, ho seguito corsi e letto libri.

Scrivo. Scrivo molto. E scrivo bene (salvo restando che a qualcuno può non piacere). 

Ma il punto non è questo.
Il punto è che nonostante io possa definirmi una scrittrice, abbia all'attivo contratti editoriali e riceva critiche positive non solo sullo stile ma anche sulle trame, le costruzioni e i personaggi, me ne sto a metà.

Ho raggiunto la vetta solo una volta, quando ero all'inizio e a pubblicare eravamo pochissime. Non sono nella Desolazione di cui sopra, che spetta a chi, forse, pubblica e pensa che il suo lavoro sia finito lì. Ma mi trovo a metà.

Dopo questi ultimi giorni di follia, di scrittura e rilettura, di marketing e promozione, mi sono ritrovata con cervicalgia e sciatalgia, infiammazione del trigemino e stanchezza. 
Stress, molto semplicemente. Bello, senza dubbio voluto (visto che sono io ad aver deciso quando far uscire il libro e come), ma pur sempre stress.

E così, a qualche ora dalla pubblicazione, scrivo i miei pensieri su ciò che è e sarà, un po' come gli scrittori di un tempo mettevano su carta le loro emozioni sui libri.
Io le batto sul sistema, sul come, sul perché.

Ho le orecchie tappate, mentre scrivo questo articolo. Il viso accaldato, le gambe in tensione.
Aspetto che il pane lieviti e tra poco mi metterò a fare una zuppa di fagioli, sebbene l'aria fresca ma primaverile mi sussurri che sarebbe meglio un cous cous.

Ma oggi va così. Una zuppa, un pensiero, un nervo (o tre) infiammati.

La vita di uno scrittore che non sta né sulla cima della piramide né sul fondo, è così. 
Curiosa, strana, estranea. Piena di interrogativi.

L'unico modo per superare questa malinconia da post pubblicazione è rimettersi a scrivere. 
Ma per il 3° volume della Social Series ci vorrà tempo. Perché adesso devo godermi la stanchezza, l'amaro di ciò che viene dopo aver cliccato su pubblica e la felicità di vedere il mio nuovo romanzo on line. Anche se se ne sta lì, a metà tra il tutto e il niente.

Che ne pensate, autori, succede anche a voi?
Lettori, immaginavate che fosse così?
Vi aspetto nei commenti! 

Monica 

6 commenti:

  1. Il trigemino fa un male bestia.
    Credo di essere nella tua stessa posizione, solo che ho diversi anni più di te e questo conta, conta perché sono meno competente nelle cose social ad esempio. Sono stata prima nella classifica di Amazon davanti a Ken Follett, e ai vertici diverse volte, poi ho dovuto ricominciare da capo letteralmente. Di me ha parlato la rivista Panorama, ma il mio nome alla fine lo conoscono in pochi. C'è chi mi aspetta, sì, bello, bellissimo, ma ormai ogni libro che pubblico è fuochi d'artificio nell'immediato per poi sciamare a breve. Tutte le recensioni scritte da chi non mi conosce - quindi non inficiate dall'affetto - dicono sempre una cosa "meriterebbe di più." Ma anche "ma quanto ha scritto? Perché i big non la notano?" Poi ci sono le scocciature, quando nonostante tutto le cose prendono una brutta piega, ho appena disdetto un contratto, perché col self sono impedita e nei piccoli editori si trova un po' di tutto, e lo scopri dopo, anche tra quelli free. Una volta pensavo che free + che paghi le royalty senza farla lunga = tutto bene. Non è così. Dall'altra parte però la gente non ha la minima idea, non sa che quando non lavoro in ufficio c'è un mondo enorme da gestire, fatto di editing, promozione (anche se non sono self), scadenze, burocrazia, cercare editori nuovi e proporsi, magari altre storie che bussano, oppure (peggio!) la sensazione che sia finita. Come ora. Insomma: ti capisco.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Immaginavo, e immagino. E il fatto che sia una cosa comune, anche se non risolve niente, fa sentire un po' meno nebulosi. <3

      Elimina
  2. Coraggio, capisco bene lo stress e l’ansia che accompagnano la pubblicazione. In bocca al lupo 🍀 per questa nuova creatura

    RispondiElimina
  3. E' una fatica, dici bene. E anche uno stress che inevitabilmente si riversa sul fisico, ne so qualcosa anche io. Tipicamente nei giorni post pubblicazione mi ritrovo sempre a dirmi: vabbé, smetto di scrivere, in fondo mica me lo ha ordinato il medico. Poi l'umore passa... e non so dire se per sfortuna o fortuna.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ahahah, succede esattamente anche a me. E non so dire nemmeno io, quale delle due opzioni sia giusta. <3

      Elimina