Si vede che non sono annebbiata dal lavoro? Si vede che sto dedicando meno tempo alla scrittura e più al blog? Ho deciso di lasciar decantare tutto. Librino Nuovo, La Storia e pure il secondo del Distopico che forse ho finito, forse. Un giorno farò un po' di luce su tutti questi libri di cui parlo e che chiamo con nomi ridicoli. Comunque, sappiate che oltre agli strani nomignoli che vedete hanno dei titoli veri. Yuu-uh.
Dunque. Dovete sapere che una cosa che mi è sempre piaciuta poco è la competizione. Anche quando facevo pattinaggio agonistico, da ragazzina, e me la cavavo alla grande. Mettermi a fianco di qualcun altro e veder chi è più bravo mi irrita in modo pazzesco. Credo che la maggior parte delle difficoltà che ho avuto da adolescente siano nate dall'essere paragonata a qualcun altro. Forse non dal paragone in sé, ma da come il paragone veniva vissuto da me. Evidentemente, questa cosa mi è rimasta.
Dunque. Dovete sapere che una cosa che mi è sempre piaciuta poco è la competizione. Anche quando facevo pattinaggio agonistico, da ragazzina, e me la cavavo alla grande. Mettermi a fianco di qualcun altro e veder chi è più bravo mi irrita in modo pazzesco. Credo che la maggior parte delle difficoltà che ho avuto da adolescente siano nate dall'essere paragonata a qualcun altro. Forse non dal paragone in sé, ma da come il paragone veniva vissuto da me. Evidentemente, questa cosa mi è rimasta.
Comprendere il motivo per il quale i concorsi letterari non mi fanno impazzire, quindi, dovrebbe essere facile. L'essere messa a confronto con tutta quella gente non mi diverte per niente. Non mi stimola nemmeno. Manderei la mia storia già convinta di non essere considerata, già abbastanza certa di rimanere sotto strati e strati di carta elaborati in modo migliore dei miei.
Sarà che parto sempre dall'idea che il mondo è pieno di gente brava, più brava di me, e che il fatto che io sappia scrivere, che sia in grado di mettere tre parole in fila e di inventare una storia non fa di me una possibile vincitrice. Né una brava autrice.
Completiamo il tutto con la constatazione più ovvia: scrivo romanzi rosa. Peggior opinione su un genere letterario non c'è. Il romanzo rosa è un romanzo banale, abbastanza stupido, letto da persone che non hanno interesse verso la cultura.
Sono una vergogna per l'umanità, anche perché scrivo esattamente questo, quello che da noi viene considerato pressoché zero. Il fatto che il romance, negli ultimi anni, sia riuscito a raggiungere qualche traguardo in più mi rende felice, ma non certo appagata. Chi lo legge, spesso, si vergogna a dirlo perché non farebbe una bella figura.
Sono una vergogna per l'umanità, anche perché scrivo esattamente questo, quello che da noi viene considerato pressoché zero. Il fatto che il romance, negli ultimi anni, sia riuscito a raggiungere qualche traguardo in più mi rende felice, ma non certo appagata. Chi lo legge, spesso, si vergogna a dirlo perché non farebbe una bella figura.
Partecipare a un concorso su larga scala, senza distinzione di genere, mi porterebbe a chiedermi: ma sei scema? Il tuo libro è una storiella rosa da niente, una cavolatina che non racchiude nulla. Facile da scrivere, facile da leggere. Chi mai ti sceglierebbe? [Non sono d'accordo con ciò che ho scritto sul mio libro ma è così che immagino l'opinione generale.]
Non ne vale la pena. Il discorso sarebbe diverso se pensassi di partecipare a un concorso di romanzi rosa per un romanzo rosa, o a un concorso di fantascienza per la fantascienza. Allora le cose sarebbero differenti. A dirla tutta, mi piacerebbe.
Ma un concorso generale per un libro così specifico... perde in partenza. Perché l'amore, anche se muove tutto, anche se pare essere il sentimento che più di ogni altro vuole essere letto, vince sempre troppo poco [nei libri come nella vita vera]. L'amore da solo, perlomeno. Probabilmente è questo il motivo per cui i concorsi li vincono sempre storie che parlano di altro ma che al loro interno vedono intrecciati affetti umani.
Nonostante questo, quando esce un concorso una letta gliela do lo stesso. Qualche settimana fa, ad esempio, ho visto un regolamento che mi ha fatto riflettere - sto entrando nella sfera delle stronz<t<, sappiatelo. - Non solo le mie probabilità di vincerlo sarebbero potute essere pari allo zero, visto che le mie non sono storie di spessore - uhm -, ma c'era anche la possibilità che venisse espulso. Il motivo? Linguaggio osceno. Mi chiedo: le parolacce che uso potrebbero essere considerate oscene? Uhm. Uhm. Sinceramente non lo so. Però ne uso tante. Io non so voi, ma una persona che litiga e urla senza dire parolacce non l'ho mai incontrata. Ho degli amici così maleducati?
Voi leggete i libri che vincono i concorsi? E partecipate?
Postilla: oggi ho voluto provare le parentesi quadre. Verdetto: fighissime!
M.








