venerdì 19 febbraio 2016

Perc...

Il tempo è finalmente cambiato e il mio umore pure, anche se i dubbi mi si appiccicano addosso come fa la marmellata al barattolo. O la crema di nocciole alla confezione. A questo proposito, ho una comunicazione da fare: la Novi è spettacolare.

Veniamo a noi. 
Una delle grandi domande di un aspirante scrittore è: il mio libro piacerà?
Se non dovesse esserlo, beh, è un problema. Perché la storia "io scrivo per me stesso/a"  non è così tanto vera. O forse non lo è per me. Io scrivo, oltre che per tutte le cose che elenco ogni volta - sto diventando noiosa - perché voglio raccontare storie e dentro il raccontare storie è racchiusa la voglia di condividerle e di arrivare con le parole scritte dove arrivo mentre le ricamo sulla carta. 
Ha senso, no? 
Un'altra delle grandi domande di un aspirante scrittore è: come funzionano le case editrici?
Dal mio punto di vista entrambe le questioni riguardano anche lo scrittore vero e proprio. Sulla seconda non ci giurerei ma sulla prima... ci potete contare.
Quando firmai il contratto con Delos Digital una mia amica disse: "a quel punto potremo dire che sarai una scrittrice a tutti gli effetti!" Io mi sentii pervadere da quella gioia saltellante e sfarfallante che mi contraddistingue e che mi rende la M. felice e/o esuberante e non dissi né sì né no.


La pubblicazione c'è stata e io continuo a definirmi un'autrice. Preferirei scribacchina ma tra le voci di Fb non c'è e per noi trentenni Fb è una specie di punto di riferimento.
Uhm.
Ma comunque mi si voglia chiamare - scrittautricina sarebbe un'idea - le due domande me le faccio di continuo, e mentre credo che la prima sia giusta e doverosa, per la seconda mi chiedo se riuscirò mai a venirne a capo. I miei dubbi sono più o meno questi:
- le case editrici leggeranno tutti i libri che ricevono? Sarei delusa ma capirei se la risposta fosse no
- arrivano fino in fondo solo alle storie che gli piacciono o a tutte le storie?
- i libri degli sconosciuti li leggono per ultimi?
- perc...
Mi sono g stufata. Forse dovrei guardarla da un altro punto di vista: cosa dovrei fare io?
Se qualcuno risponde "mandarlo a una casa editrice" lo invito a pulirmi il bagno per almeno un mese. Anche le fughe delle mattonelle. Tendo a tralasciarle perché mi annoio e sto scomoda
Più vado avanti più mi vengono dubbi. Più leggo come gli autori raggiungono il successo, più mi interrogo sulle scelte da fare. Da metà dicembre in poi mi sono scervellata così tanto che la mattina apro gli occhi prima che suoni la sveglia perché sto già pensando.  
Sapete cosa? Potrebbe anche essere che un giorno mando tutto a quel paese e inizio a fare a caso. Un po' come viene. 
È che nel cosa dovrei fare si nascondono altre domande, tra cui: quanto dovrei aspettare? Ma anche: slittare la pubblicazione? Sul diritto di prelazione che idea ho? Certo, è chiaro che se le richieste venissero dalle Stellate firmerei pressoché qualunque cosa e zitta ma... le Stellate? Potrebbe essere più facile scalare l'Everest con un costume da bagno, ovviamente un bikini. E gli occhiali da sole. E il salvagente a forma di papera.
Chi si unisce? 
Uff. Il self, a confronto, è così facile. 
...
...
Ok, l'ho detta grossa. Grossa grossa. Tipo un pianeta.

Vi emmo!   
M.   

Postilla 1 - il mio adorato laptop è "dal dottore" dunque sto usando il pc di D. che ha una tastiera infinita. Clicco su "ù" ogni volta che voglio premere invio.  
Ma non ve l'ho detto per questo. Volevo solo che sapeste che potrei essere meno celere nel rispondere.

Postilla 2 - ho finalmente ceduto al fascino di Google+ ma non so ancora usarlo quindi potrei fare +1 a caso tanto per vedere cosa succede. Non vi preoccupate, passerà.   

martedì 16 febbraio 2016

Sul libro: "Raccontami di un giorno perfetto"

Questo mese sono attivissima. Sarà che la situazione lavorativa è bella tranquilla - la calma prima della tempesta - sarà che con tutte queste storie che mi gironzolano in testa devo trovare il sistema di scaricare la tensione in qualche modo, sarà che mi eravate mancati veramente tanto, fatto sta che mi sono trasformata in M.-la-blogger-chiacchierina. 

Siccome me triste - non leggetevi il post di ieri - il tema di oggi sarà sulla stessa linea. Ma un po' più serio delle bizzarrie che sto sbrodolando nell'intro. 

Le storie tristi non mi piacciono. Il dramma, in quanto tale, non mi conquista. Se vi chiedete perché... beh, non lo so, esattamente. L'unica risposta che so darmi è che la vita è talmente tanto piena di drammi che l'ultima cosa che ho voglia di fare è leggere una storia drammatica. Questo è uno dei motivi per cui io e Nicholas Sparks o Margaret Mazzantini non ci troviamo molto bene seduti sul divano, mentre io sfoglio le pagine che raccontano e loro cercano di farmi arrivare tutto ciò che c'è dentro. 
Che peccato. 
Quello che dico, però, non è del tutto vero perché mi è capitato di leggere storie drammatiche e alcune di queste le ho amate profondamente. Due splendidi soli, ad esempio.
Negli ultimi anni, più per sbaglio che per scelta, mi sono imbattuta in tre storie di questo tipo. Tutta colpa delle stelle, Io prima di te e Raccontami un giorno perfetto. Il primo l'ho letto per curiosità, il secondo perché consigliato, il terzo per caso. Non ho riflettuto su ciò che stavo comprando. Ho cliccato su "acquista" e ho iniziato a leggerlo.

Trama:
È una gelida mattina di gennaio quella in cui Theodore Finch decide di salire sulla torre campanaria della scuola per capire come ci si sente a guardare di sotto. L'ultima cosa che si aspetta però è di trovare qualcun altro lassù, in bilico sul cornicione a sei piani d'altezza. Men che meno Violet Markey, una delle ragazze più popolari del liceo. Eppure Finch e Violet si somigliano più di quanto possano immaginare. Sono due anime fragili: lui lotta da anni con la depressione, lei ha visto morire la sorella in un terribile incidente d'auto. È in quel preciso istante che i due ragazzi provano per la prima volta la vertigine che li legherà nei mesi successivi. I giorni, le settimane in cui un progetto scolastico li porterà alla scoperta dei luoghi più bizzarri e sconosciuti del loro Paese e l'amicizia si trasformerà in un amore travolgente, una drammatica corsa contro il tempo. E alla fine di questa corsa, a rimanere indelebile nella memoria sarà l'incanto di una storia d'amore tra due ragazzi che stanno per diventare adulti. Quel genere d'incanto che solo le giornate perfette sono capaci di regalare.

Avevo appena finito di scrivere La storia e mi sono buttata, senza riflettere troppo. Quello che ho trovato è stato incredibile. Uno di quei libri che lasciano senza fiato, e senza parole, per la grandezza di ciò che raccontano. 
Parto con il dirvi questo: con i/gli Young Adult - la grammatica mi costringe al secondo articolo, l'uso al primo: aiuto, aiuto - non ho ancora capito che rapporto ho. Quando i personaggi sono ben costruiti e la storia non è superficiale, mi piacciono. Quando tutto sfugge, quando i dialoghi sono un po' ai limiti con la realtà, quando i sentimenti sono superficiali, no. Suppongo sia normale, visto che l'età - la mia - non è quella giusta.
Raccontami di un giorno felice è la storia di due ragazzini ma non è la storia di due ragazzini. È la storia di due persone che, in un modo o nell'altro, la vita ha fregato. Finch è un personaggio che ho amato dall'inizio alla fine e che mi ha intontita e conquistata al punto da non riuscire a fare altro che leggere. E piangere.
Violet è altrettanto potente e seguire i suoi spostamenti, i suoi cambiamenti, il suo dolore è stato incredibile.
La storia, come spesso succede negli ultimi tempi, è raccontata da entrambi i punti di vista, quelli del ragazzo con seri problemi di depressione - andando avanti si scopre qual è esattamente il disturbo che gli impedisce di vivere normalmente, anche se è abbastanza chiaro sin dalle prime pagine - e della ragazza che dopo la morte della sorella non riesce a tornare alla normalità. Theodore, con le sue giornate a mille e i suoi cali improvvisi, con l'eccitazione del percorso che intraprende insieme a Violet e quello in cui si incammina da solo, è disegnato in modo impeccabile. Penso sia difficile raccontare un personaggio come il suo senza eccedere da nessun lato. 
Ho letto alcune opinioni negative sul libro, in particolare sulla questione dei problemi mentali che affrontano i due ragazzi ma non sono assolutamente d'accordo. Credo che narrare una storia d'amore di questo tipo sia più che notevole. Che poi, storia d'amore lo è fino a un certo punto. Non ci sono carezze, non ci sono intimità estreme perché il sentimento che provano i due è quasi ai margini. Ciò che viene fuori è la loro prospettiva, la loro capacità o incapacità di stare al mondo.
Non è un libro facile. Non nascondo che alla fine, quando ho letto le ultime righe, sono rimasta con una mano appoggiata sul Kindle, l'altra sugli occhi, il cuore che batteva forte e la mente che cercava risposte. Ne volevo ancora. Ne volevo di più. E poi volevo tornare indietro e rivedere tutto perché forse mi era sfuggito qualcosa. 
Non so se questo effetto dirompente sia avvenuto a causa de La Storia o se sia dipeso solo dal libro letto. Sta di fatto che è un racconto meraviglioso che tocca corde difficili e che si merita tutta quella montagna di pareri positivi che lo ha fatto arrivare dove è arrivato. 

A voi piacciono i drammatici? C'è un autore che adorate o che, al contrario, non riuscite a leggere? 

M.

lunedì 15 febbraio 2016

Ma questo pare

Piove e sento le gocce che rimbalzano sull'asfalto. Me le immagino rotonde e dense, dalla forma appena allungata che scendono a terra e dopo un plic rotolano e si confondono con le altre.
No, non è l'inizio di un racconto ma il resoconto di una giornata un po' triste. Una di quelle giornate in cui anche i biscotti al cioccolato sembrano nemici perché non ti danno nessuna soddisfazione. 

Il mio supereroe è in stallo da qualche settimana e il motivo per il quale sarebbe in stallo è la mia timidezza.
Assurdo, no?
Ma questo pare.
Pare che se non ti spendi a destra e a manca a parlare di te e dei tuoi libri sei costretto a rimanere in stallo. Pare che se non ti fai amici tutti gli autori che ci sono in giro rimani in stallo. Pare che se non gridi al mondo, e nelle bacheche di tutti i social esistenti, che sei un autore rimani in stallo.
- ho lasciato i congiuntivi alle giornate di sole -
Così, vieni punito perché te ne stai volentieri per i fatti tuoi. Che poi, diciamocelo, per il carattere che ho sto facendo dei passi da gigante. Ho un blog. Un blog.
Avere un blog significa parlare continuamente, e parlare di sé. Non è una cosa da poco.
Ho aperto una pagina Fb a nome mio in cui racconto tante piccole cose.
Parlo con altre persone, comunico, commento. Non mi sento digitalmente apatica, né così timida. Solo un po' riservata.
Eppure... è in stallo. 

Quando mi prende così vorrei smettere di scrivere. Vorrei fare qualcosa che mi tenga impegnata al punto da non poter nemmeno pensare a scrivere. Perché se non ci penso non ne sento la mancanza. E adesso non voglio sentire la mancanza di una cosa che non va come vorrei che andasse. O che pretende da me più di ciò che gli do. 
Perché gli do così tanto. 

M.  

Postilla: la voglia di scrivere mi è già tornata. 

venerdì 12 febbraio 2016

Sul libro: "Il dominio del fuoco"

Pare che in questo periodo io riesca solo a parlare di libri, telefilm e film. Meglio così, perché se parlo di scrittura potrei far emergere qualche strana modalità comportamentale. Alterno momenti di estrema gioia, quelli in cui rileggo La Storia o mi faccio già tormentare da quella nuova, che chiameremo proprio Quella nuova, a momenti in cui mi sfinisco con domande su ciò che devo fare di Librino Nuovo, che, come avrete notato, non è nessuno dei due.
Che p<lle. Lo posso dire che p<lle? Ormai l'ho fatto.
Per farla breve, parlare dei libri degli altri mi pare l'unico modo per chiacchierare a vanvera senza eccedere con folli riflessioni. Il dominio del fuoco, poi, merita tutta l'attenzione che io e il mondo di lettori fantasy possiamo dargli perché questo, emmosi cari, è un signor libro. 
Trama:
C'è stato un tempo in cui la sua terra era ricca di arte e di cultura. Laia non può ricordarsene, eppure ha sentito spesso i racconti su come fosse la vita prima che l'Impero trasformasse il mondo in un luogo grigio e dominato dalla tirannia, dove la scrittura è proibita e in cui una parola di troppo può significare la morte. Laia lo sa fin troppo bene, perché i suoi genitori sono caduti vittima di quel regime oppressivo. Da allora, lei ha imparato a tenere segreto l’amore per i libri, a non protestare, a non lamentarsi. Ma la sua esistenza cambia quando suo fratello Darin viene arrestato con l’accusa di tradimento. Per lui, Laia è disposta a tutto, anche a chiedere aiuto ai ribelli, che le propongono un accordo molto pericoloso: libereranno Darin, se lei diventerà una spia infiltrata nell'Accademia, la scuola in cui vengono formati i guerrieri dell'Impero…
Da quattordici anni, Elias non conosce una realtà diversa da quella dell'Accademia. Quattordici anni di addestramento durissimo, durante i quali si è distinto per forza, coraggio e abilità. Elias è la promessa su cui l'Impero ripone le proprie speranze. Tuttavia, più aumenta la fiducia degli ufficiali nei suoi confronti, più lui vacilla, divorato dai dubbi. Vuole davvero diventare l'ingranaggio di un meccanismo spietato e senza scrupoli? Il giorno in cui conoscerà Laila, Elias troverà la risposta. E il suo destino sarà segnato. 
Lo volevo, lo volevo tantissimo. Da mesi lo avevo messo in lista e non ce la facevo più ad aspettare, così appena l'ho avuto tra le mani mi ci sono buttata a capofitto. Sono partita lentamente, sicura che avrei trovato un fantasy abbastanza classico, anche nelle modalità di racconto. Ero un po' spaventata, lo ammetto, dal fatto che i protagonisti fossero  giovani perché nell'anno appena trascorso sono stata un po' sfortunata con i libri di questo genere a causa di elementi young adult che non mi avevano sedotta.
Non lui.
Il dominio del fuoco mi ha stregata. A partire dall'ambientazione, completamente diversa da quelle a cui ero abituata, fino ad arrivare alla scrittura: spettacolare. Le descrizioni sono così belle e dense, così complete da far dimenticare che si sta leggendo un romanzo. 
La storia è raccontata da due punti di vista, quello di un marziale, legato all'impero, e quello di una dotta che dovrà scegliere di percorrere la strada della schiavitù pur di cambiare la sorte dell'unica persona a cui tenga: il fratello. Il racconto è dunque portato avanti dai due in prima persona, i quali ci conducono in luoghi a volte completamente diversi, a volte simili se non addirittura uguali, soprattutto quando le loro strade si incrociano. Non succede così spesso ma sono sicuramente quelli i momenti che ho preferito. Quando Elias, la Maschera addestrata a uccidere e tiranneggiare, mette in dubbio il sistema in cui è cresciuto pur continuando a lottare, faticare e rischiare la vita, incrocia Laia, la ragazza che sceglie di farsi dominare dal potere per salvare la vita del fratello, i due opposti mondi sembrano diventare uno. Il rispetto che i due provano verso l'altro anche se non si conoscono, anche se hanno paura l'uno dell'altro, anche se non sanno cosa si nasconde nel loro passato e non hanno idea di quali scelte stiano covando per il futuro, si percepisce a ogni parola.
Sono abituata a fantasy con elfi, nani e magia bianca. Non certo a un'accademia in cui vengono allevati bambini perché diventino macchine di morte, a mostri che non si vedono ma che si insinuano nella vita, a un sistema imperiale che ricorda quello dell'antica Roma - a partire dai nomi dei soldati - e alla sensazione che tutto sia grigio. Ho sempre pensato che il colore perfetto per il fantasy fosse il verde: la natura incontaminata, le distese di terra da percorrere, la magia che emergeva dal semplice tocco delle mani. In alcuni casi il rosso, raramente l'azzurro.
Il dominio del fuoco non è nessuno dei tre. Il dominio del fuoco è grigio. Grigio come l'Accademia di Rupanera, come le gallerie sotterranee, come l'attesa, come gli esseri leggendari che si credevano scomparsi. 
Molto, molto bello. Merita mille stelline.
Voglio il secondo. Subito. 
Subito.

Aggiungo due cose. La prima è che Elias è il personaggio maschile migliore che abbia letto nell'ultimo anno. Dovrà pur valere qualcosa, no?
La seconda è che... nonostante sia un genere totalmente diverso, mi ha fatto tornar voglia di lavorare al fantascienza. 
Ah, il potere dei libri!   

Voi che state leggendo?  

M. 

martedì 9 febbraio 2016

Che fine farà il mio libro?

Scrivere un libro non è facile. Come già detto più e più volte, avere un'idea non basta. Ci vuole l'idea, ci vuole la passione, ci vuole il momento giusto, ci vuole la pratica, ci vuole il desiderio. Ci vogliono un sacco di cose, prima tra tutte la capacità di mettersi davanti a un foglio, o a un laptop, e scrivere. 


Tra le tante difficoltà in cui si può incorrere quando si scrive un libro, c'è il blocco dello scrittore. Questo Signor Blocco ha un modo di relazionarsi al Povero Scrittore molto interessante e sicuramente molto diverso. Si può presentare quando ti siedi e appoggi le mani sulla tastiera, o impugni la penna, mentre fissi inerme, turbato e un po' annoiato, la pagina che non vuole colorarsi di nessuna nuance. In questo caso, Signor Blocco ti accompagna per qualche minuto, un'ora, qualche giorno, durante la stesura di un testo che hai deciso di produrre ma che ancora non è nato, o che sta nascendo e che non riesci a far crescere, o che è cresciuto e non riesci a terminare. Può diventare, se lo desidera, un fastidioso compagno di viaggi che ha deciso di impossessarsi della tua guida e anche della tua curiosità. O forse solo della tua capacità di scoprire il mondo. Essendo abbastanza subdolo, può anche scegliere di presentarsi sul lungo periodo, togliendoti del tutto la voglia di produrre. Quando fa questo, la situazione diventa complicata perché ti risucchia così tanto da farti dimenticare che per te scrivere è fondamentale. Diventa come un amico/suocera/non invitato che ti si piazza in casa e che ti fa dimenticare che vivevi da solo, che avevi i tuoi spazi e che lui con te non c'entra niente. 
Signor Blocco si è impossessato di M. la Scribacchina per diverso tempo. 
Diverso tempo è un eufemismo. Signor Blocco si è accomodato nella mia dimora per anni. Quando finii il primo libro intero che valesse la pena di essere chiamato tale, avevo venticinque anni. Lo iniziai a 17. Non c'è bisogno di essere bravi in matematica per capire che qualcosa non andava. Se ve lo state chiedendo, non me la sono presa comoda. Non ero io che ero lenta ma lui che si piazzava in casa mia quasi ogni giorno e mi faceva dimenticare una cosa fondamentale: la scrittura. Sapevo di farlo, sapevo di volerlo fare ma c'erano cose più importanti o più immediate che passavano avanti a tutto. 
Quando, finalmente, riuscii a finirlo mi buttai subito sul secondo. E dopo non molto tempo - parliamo di circa 100 pagine, che per un fantasy non sono così tante - Signor Blocco è tornato e tra tè e pasticcini mi ha di nuovo fatto mettere da parte tutto.
Da tre anni a questa parte Signor Blocco fa delle veloci capatine nelle quali non riceve molta attenzione. Il nuovo nemico, se così lo possiamo chiamare, porta il nome di Che fine farà il mio libro? e risulta altrettanto fastidioso. A dirla tutta, è un tantino più assillante e pretende spazi che non gli si possono negare, è scomodo quanto il primo ma molto più presente e urticante. Sembra affascinante, con quel suo modo di fare, ammicca di continuo e miete ammiratori senza il minimo sforzo ma è solo una presenza seccante che non permette allo Scribacchino di riflettere e di fare le scelte giuste. 
In particolare, non permette a M. La Scribacchina di decidere come muoversi a proposito del prossimo libro. 
Ve lo prendete voi? Mi ha già stufata.
Grazie emmosi. 

P.s. - Avete ancora 6 giorni di tempo per partecipare al giveaway e vincere una copia de Il mio supereroe! Le regole le trovate da Librintavola

 
M. nell'atto di mandare a quel paese Che fine farà il mio libro? 

venerdì 5 febbraio 2016

Sul libro: "The 100"

Quest'anno ho ricevuto un sacco di libri per il mio compleanno. Nonostante tutti sappiano che li adoro, non sono in molti a regalarmeli e finisco per donarli raramente anch'io perché ho come l'impressione che non siano graditi. Della serie: tu regalami una minchi<t< che ai libri ci penso da solo. Così regalo minchi<t<
Ma quest'anno... ne sono arrivati 4. E tutti splendidi. Il merito è di D. che ha sgraffignato la lista dei titoli che volevo in cartaceo e se l'è messa accanto al computer, che è a circa 25 centimetri dal mio. Ogni tanto prendeva la lista, la guardava e con la faccetta impudente osservava la mia reazione. Il risultato è questo:


Non sapevo da quale iniziare, visto che li volevo tutti. Il dominio del fuoco era in lista da tre mesi. S. La Nave di Teseo, invece, non era in lista perché mi sembrava che costasse troppo ma visto che ogni volta che andavamo in libreria lo occhieggiavo a lungo e me lo rigiravo tra le mani estasiata, D. ha ben pensato di comprarmelo. Gli altri due sono arrivati per suo consiglio da altri. Life and Death mi sembrava doveroso, anche se la storia di Twilight è una di quelle che vanno lette al momento giusto. Poco più che ventenni, funziona, poco più che trentenni, non so. Però sono troppo curiosa.
The 100, infine. Mi stavo quasi convincendo a non leggere il libro. Avevo sentito dire che era molto diverso dal telefilm, più leggero e romantico, più ripulito
La cosa che più di tutte mi colpii quando iniziai a vedere questa serie fu il fatto che la divisione tra buoni e cattivi fosse praticamente inesistente e che il brutto del mondo fosse tale solo se lo si guardava da un determinato punto di vista. The 100 funzionava, e funziona, perché non ci sono alternative a ciò che deve essere fatto. Ho già espresso la mia totale adorazione anche per i personaggi più odiosi, quindi non mi ripeterò. Trovate tutto qui e qui


Trama: 
Sono secoli che gli uomini vivono nello spazio senza tornare sulla Terra. In seguito a una devastante guerra atomica i sopravvissuti si sono imbarcati su tre navi spaziali e i loro discendenti sono ancora chiusi lì dentro. Tuttavia pare giunto il momento di andare in ricognizione. A essere spediti sulla Terra per capire se sia di nuovo vivibile sono in cento: ragazzi considerati delinquenti dal regime poliziesco che vige sotto la guida del Cancelliere. Alle prese con una natura magnifica e selvaggia e tormentati dai segreti che si annidano nel loro passato, i 100 sulla Terra devono lottare per sopravvivere. Non sono eroi, ma potrebbero essere l'unica speranza rimasta al genere umano.


Il libro mi preoccupava un bel po'. Pensavo: e se sono tutti buoni? Se è solo una storia d'amore? Se i cattivi non vengono analizzati nel modo giusto e sembrano antipatici? Se i protagonisti sono davvero degli adolescenti?
Ma appena l'ho avuto tra le mani non ho resistito, ho iniziato. L'ho letto in un giorno e l'ho trovato... diverso. L'impressione generale è che sia ovattato, un po' più gentile, ma non quanto pensavo. I personaggi "cattivi" vengono effettivamente considerati tali e sono secondari, a differenza della serie tv in cui sono tutti un po' marci, ma quelli "buoni" nascondono segreti oscuri degni dei peggiori evil con la E maiuscola.
La storia è corale come nel telefilm ma seguiamo solo 4 personaggi, uno dei quali nella rappresentazione televisiva non esiste. Molti nomi non combaciano, alcuni personaggi non vengono mai nominati e a meno che non compaiano nel secondo o nel terzo libro, credo che siano frutto di una nuova sceneggiatura. Il regista, in effetti, non ha mai negato che le due cose fossero differenti, compresa quella che fa arricciare il naso a molte persone: Bellarke (la nascita dell'amore - o almeno un bacetto, una coccolina, una notte di fuoco - tra Bellamy e Clarke, due tra i personaggi principali). Si realizzerà mai?
Ho apprezzato lo svolgimento e la risoluzione di certe situazioni, ma quello che più ho preferito è la spiegazione del funzionamento dell'Arca, l'astronave in cui vivevano, in particolare quando viene fuori la differenza tra chi stava da una parte, i privilegiati, e chi dall'altra. 
Per concludere: mi è piaciuto. E non vedo l'ora di leggere gli altri due - speriamo che abbiano intenzione di pubblicarli in Italia - ma non saprei dire se questo grande apprezzamento dipenda dal libro in sé o dalla serie tv che ormai è diventata una delle mie preferite. Credo che la risposta sia la seconda. A questo proposito, negli Stati Uniti hanno cominciato a dare la terza stagione e dalla seconda puntata in poi ho già iniziato a saltellare nella sedia. Vi lascio uno dei teaser sperando di invogliarvi a guardare questa deliziosa serie tv.


La quindicenne che è in me vuole Bellarke. 
E a dirla tutta, pure la trentenne.  

P.s- sono in piena fase fantasy e fantascienza, quindi vi tormenterò per un po'. Voi resistete
 
M.

mercoledì 3 febbraio 2016

Sul libro: "Rebel"

Rileggendo questo post mi sono accorta di quanto posso essere emozionalmente sfrontata quando si tratta di reazioni ai libri. Non so perché non l'ho condiviso quando l'ho scritto e se me lo chiedo non ottengo risposta. Risale a diverse settimane prima di Natale, quando La Storiella mi impegnava tutti i sensi. Me lo sono ritrovata tra le mani in questi giorni e ho finalmente deciso di condividerlo con voi.

Ho appena finito di leggere Rebel e ho bisogno di trasmettere i miei pensieri a qualcuno. Chi meglio di voi? Ora, so bene che il genere potrebbe non rientrare tra gli interessi di molti ma questo, secondo me, un po' di attenzione se la merita perché è carino un sacco. E poi... non giriamoci intorno. Io adoro il fantasy e la fantascienza ed è probabile che vi tormenterò con libri di questo genere a lungo.

Trama:
Amani non ha mai avuto dubbi: è sempre stata sicura che prima o poi avrebbe trovato una via di fuga dal deserto spietato e selvaggio in cui è nata. Andarsene è sempre stato nei suoi piani. Quello che invece non si aspettava era di dover fuggire per salvarsi la vita, in compagnia di un ricercato per alto tradimento.
Tiratrice infallibile, per guadagnare i soldi necessari a realizzare il suo sogno Amani partecipa infatti a una gara di tiro travestendosi da uomo. Tra gli avversari, il più temibile è Jin, uno straniero sfrontato, misterioso e affascinante. Troppo tardi Amani scoprirà che Jin è un personaggio chiave nella lotta senza quartiere tra il Sultano di Miraji e il figlio in esilio, il Principe Ribelle. Presto i due si troveranno a scappare attraverso un deserto durissimo e meraviglioso, popolato di personaggi e creature stupefacenti: come i bellissimi e pericolosi Buraqi, fatti di sabbia e vento ma destinati a trasformarsi in magnifici destrieri per chi abbia l'ardire di domarli; i giganteschi rapaci Roc; indomite donne guerriere dalla pelle color oro e sacerdoti capaci di leggere i ricordi altrui nell'acqua... Quando Amani e Jin si troveranno di fronte alle rovine di una città annientata da un fuoco di calore innaturale capiranno che la posta in gioco è più alta di quanto pensassero. Amani dovrà decidere se unirsi alla rivoluzione e capire se davvero quello che vuole è lasciarsi alle spalle il suo deserto.
Avete presente quelle storie che si leggono in un battibaleno, che lasciano un sacco di leggerezza addosso pur avendo inchiodato alle pagine? Questo libro, su di me, ha avuto questo effetto. 
Dopo averlo comprato l'ho lasciato sul comodino per un paio di settimane. Avevo letto la trama di sfuggita e mi aveva colpito così tanto da non vedere l'ora di leggerlo. Uno di quei rari casi - sigh! - in cui l'aspettativa viene soddisfatta. Non ero preparata a un romanzo di avventura. Non ero preparata a trovarmi catapultata in una storia fatta di continui cambi di scena, con un'ambientazione incredibilmente bella e una storia ben strutturata che si segue con grande esaltazione. 
Amani è un bel personaggio, di quelli che crescono minuto dopo minuto ma che hanno un carattere ben delineato e forte. Una con le cosiddette. Jin è il classico tipo che attrae come un magnete e per il quale ogni essere vivente nutrirebbe un qualche tipo di attrazione. Ci si aspetta che due così, insieme, facciano faville e che ti conducano dove vuoi essere condotto secondo i tuoi tempi ma proprio per la loro capacità di far faville ti portano dove vogliono e ti fanno scoprire spazi nuovi ed esseri che fino a qualche pagina prima avevi considerato leggenda. Gli elementi fantastici sono trattati in modo leggero, lasciando qualche dubbio nel lettore, ma credo che sia proprio questa la sua forza. Non gioca una partita sul campo del fantasy ma su quello dell'avventura, e se la gioca proprio bene. 
Il ritmo è rapido. Non ci sono silenzi prolungati o momenti di vuoto, ed è facile immaginare le scene di un ipotetico film mano a mano che si leggono i fatti. Lo stile è perfetto per la storia che racconta, anch'esso rapido ed essenziale.
Molto, molto carino. L'ho letto in un giorno e ammetto che già mi manca. 
Leggetelo!

M.