venerdì 5 dicembre 2014

Il giovane Holden

Il primo libro che ho letto, o meglio, che sono stata consapevole di leggere, è stato Le streghe, di Roald Dahl. Non mi è ancora molto chiaro perché le maestre delle elementari siano così fissate con questo testo che continuo a veder riproposto anche alle nuove generazioni. Dovrò chiederlo a qualcuna, prima o poi. 
Ho letto libri senza rendermi conto di cosa facevo, altri con la consapevolezza di quello a cui andavo incontro e sono stati questi ultimi, questi magici, potenti, complessi, emozionanti, difficili libri che mi hanno trascinata dentro il mondo della lettura e che mi ci hanno ancorato rendendone impossibile il distacco. 
 
Un libro che ho letto, che so di aver letto quando avevo quindici anni ma di cui, ahimè, non ricordavo assolutamente niente fino a tre giorni fa, è quello di cui vi parlerò oggi. Si tratta di un testo che la prof. di italiano ci aveva assegnato, insieme ad altri, come lettura estiva tra la IV e la V ginnasio. Una delle cose che mi piaceva di più della scuola, oltre le penne e i quaderni (non posso di certo annoverarvi le versioni di greco e latino, le interrogazioni di filosofia e i compiti di verifica) erano i libri da leggere d'estate. Anche se non sempre capivo le scelte che venivano fatte, leggevo tutto, o quasi. Così quell'estate tra baci in piscina, chiacchiere con le amiche, telefonate infinite con S. che se ne andava per tre mesi, avventure con trucchi e vestiti (oh santa madre che moda orrenda!) ho letto Il Giovane Holden. Peccato che fino a tre giorni fa non ricordassi assolutamente niente di questo libro. Non ricordo nemmeno se all'inizio dell'anno scolastico ne abbiamo parlato in classe. Niente. Nulla. Vuoto. 
Passando davanti a una delle librerie della mia piccola casetta invece di prendere uno dei libri da leggere, quelli messi in orizzontale, ho preso uno di quelli già letti, uno di quelli in verticale, pescando proprio lui. Non potevo fare una scelta migliore. 

Sono passati cinquant'anni da quando è stato scritto, ma continuiamo a vederlo, Holden Caufield, con quell'aria scocciata, insofferente alle ipocrisie e al conformismo, lui e la sua "infanzia schifa" e le "cose da matti che gli sono capitate sotto Natale", dal giorno in cui lasciò l'Istituto Pencey con una bocciatura in tasca e nessuna voglia di farlo sapere ai suoi. La trama è tutta qui, narrata da quella voce spiccia e senza fronzoli. Ma sono i suoi pensieri, il suo umore rabbioso, ad andare in scena. Perché è arrabbiato Holden? Poiché non lo si sa con precisione, ciascuno vi ha letto la propria rabbia, ha assunto il protagonista a "exemplum vitae", e ciò ne ha decretato l'immenso successo che dura tuttora. È fuor di dubbio, infatti, che Salinger abbia sconvolto il corso della letteratura contemporanea influenzando l'immaginario collettivo e stilistico del Novecento, diventando un autore imprescindibile per la comprensione del nostro tempo. Holden come lo conosciamo noi non potrebbe scrollarsi di dosso i suoi "e tutto quanto", "e compagnia bella", "e quel che segue" per tradurre sempre e soltanto l'espressione "and all". Né chi lo ha letto potrebbe pensarlo denudato del suo slang fatto di "una cosa da lasciarti secco" o "la vecchia Phoebe". Uno dei libri del Novecento che tanto ha ancora da dire negli anni Duemila.

Il giovane Holden è la storia di un sedicenne che, dal letto di ospedale dove è ricoverato a causa della tubercolosi, decide di raccontarci tre giorni della sua vita, iniziando da quando se ne va dalla scuola dalla quale viene buttato fuori fino a quando decide, forse, di fare qualcosa per se stesso.
Il personaggio di Holden è favoloso. Mi ha fatto ridere, mi ha fatto tenerezza, mi ha conquistata con i continui ragionamenti sulle azioni che compie, sulle bravate che fa. Perché nonostante i tre giorni che racconta siano pieni di comportamenti non sempre compresibili e spesso discutibili, Holden sa benissimo che tipo di persona è. Sa benissimo quali sono i suoi limiti, sa che il suo modo di rapportarsi agli altri è sbagliato. Holden è un ragazzo come tanti che si immerge completamente nei guai dell'adolescenza, non solo quelli materiali ma soprattutto quelli mentali da cui è difficile uscire. Mi sono affezionata un sacco a lui e anche quando ho pensato che stesse alzando troppo la voce o che stesse parlando con estrema velocità dicendo tante cose insieme, sono sempre stata dalla sua parte, sebbene potessi capire le reazioni scioccate degli altri. Holden è forte. Nonostante i casini materiali, mentali ed emotivi in cui si infila.
È un libro del 1951, ambientato, sembra, nel 1947, eppure è di un'attualità sconvolgente. 
Sono molto contenta di aver pescato il libro "sbagliato", uno di quelli in verticale. 
Meritava.

M.

P.s.- Ho deciso di inserire la trama vicino alle mie chiacchiere sui libri perché effettivamente leggere la storia può essere più invitante. Almeno questo è l'effetto che fa a me! ^_^


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