venerdì 15 maggio 2015

Il decalogo dell'esordiente-autopubblicante

Prima di arrivare a questo punto, cioè prima dell'autopubblicazione e della quantità di copie di Innamorarsi ai tempi della crisi che mai e poi mai avrei pensato di vendere (ero convinta che non avrei superato le 30. Arrivata a 625 ero convinta che non avrei superato le 626, e così via), ignoravo molto del mondo dell'editoria. Continuo a ignorare molto, direi tutto, ma in questi dieci mesi qualcosa l'ho imparata e voglio diffondere la mia conoscenza (uhm) perché sappiate a cosa andate incontro. Parlo, ovviamente, da esordiente, quindi non so assolutamente niente. 
Nel mio caso la scelta del self publishing è stata dettata dalla struttura anomala della mia opera (ope...che?). Non ho pensato nemmeno per un istante che una casa editrice potesse essere interessata a un libro con poca trama, nessuna descrizione e troppi dialoghi quale Innamorarsi ai tempi della crisi. Sapevo, e so, quanto fosse... strano. Tuttavia, avevo voglia di farlo leggere alla gente. Avevo voglia di raccontare una ragazza non comune che vive una bella storia d'amore. Avevo voglia di raccontare la storia che io avrei voluto leggere. E così ho fatto. Non solo l'ho raccontata, ma l'ho pure resa pubblica. Se tornassi indietro lo rifarei, perché se sono riuscita ad andare oltre è grazie a questa scelta.


Le regoline che trovate qui sotto non sono regole in stricto sensu. Non ci sono spiegazioni sul perché ho scelto una piattaforma di self piuttosto che un'altra, sulla spesa e il guadagno, sugli aspetti tecnici. Sono solo consigli, idee, opinioni maturate che ho voglia di condividere con voi, mie emmosi lettori.

1.  Pubblicare o non pubblicare non ti rende una persona diversa. Si limita, semplicemente, ad accrescere la tua ansia. Perché fino a quando nessuno ti legge puoi pensare di essere un genio incompreso, puoi assicurarti che il mondo non sa cosa si perde e puoi autocommiserarti convincendoti di essere un autore di bestsellers, ma nel momento in cui metti i tuoi scritti in piazza, sei fregato. Se non sai scrivere, se non conosci la grammatica, se la tua storia non sa di niente, se è uguale a tutte le altre, se sembri un bambino di prima elementare, se hai un pessimo stile, chi più ne ha più ne metta, lo vedranno tutti, e te lo diranno. E tu dovrai fare i conti con la realtà, spesso per niente simpatica.

2.   Sii pronto alle critiche costruttive e ancor di più a quelle che vorranno solo massacrarti. Se il tuo libro girerà, venderà, e se venderà nessuno ti salverà dal massacro della recensione. Non parlo delle blogger che leggono libri per passione e ne parlano per condividere punti di vista. Quelle saranno le recensioni costruttive che, anche se dolorose, ti aiuteranno a migliorare. Io parlo di quelle che distruggono senza che sia possibile capire in cosa il testo abbia reso l'utente così insoddisfatto. Ho letto commenti terribili per libri universalmente riconosciuti meravigliosi, alcuni dei quali si domandavano addirittura come avesse fatto una casa editrice a pubblicare un testo di quel genere. Infilati dentro un'arancia e usa la sua scorza come armatura ma mi raccomando, non farti spremere da nessuno. Non si può piacere a tutti.


3.    Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio. Se appartieni alla schiera dei tonti, come me, attento a ciò che condividi e soprattutto a coloro con i quali condividi, perché farsi fregare è facile come prendere il virus del raffreddore in un asilo il 10 di gennaio. L'operosità dietro le quinte ha una discreta forza e colpisce quando meno te lo aspetti.

4.    Se il primo libro non ha funzionato, fatti delle domande. Potresti aver sbagliato il marketing, il titolo, la copertina. Ma potresti anche aver sbagliato storia. O stile. Se tutto ciò non ti interessa, va' avanti per la tua strada, se invece ti riempie di dubbi fermati a pensare. La storia era buona? Hai fatto pubblicità per il target giusto? Se hai scritto un fantascienza vecchio stile e indirizzi la tua promozione verso undicenni che guardano Violetta, hai già la tua risposta.

5.    Usa i social network. Con me non funzionano affatto, ma temo che dipenda dalla mia inattitudine alla socializzazione con sconosciuti e alla mia stupida timidezza, quindi non faccio testo. Si dice che questi dispositivi di comunicazione in tempo reale funzionino alla grande e se sai usarli, sono sicura che otterrai ciò che vuoi ottenere, cioè una forma di notorietà. La pubblicità a pagamento è sicuramente un sistema da sfruttare che la sottoscritta non ha ancora avuto il coraggio di sperimentare. 

6.   Contatta un editor. Se pensi che il tuo testo non sia come dovrebbe essere, che potrebbero esserci degli errori. Se la grammatica italiana non è il tuo forte. Se hai dei dubbi sullo sviluppo della trama. Se non hai nessun amico che ti fa da beta reader. Contatta un editor e fatti dare una mano. La forma è troppo importante. Rovinare un bel libro per una pessima consecutio temporum non ha senso.

7.   Se il tuo stile è quello, e ti piace quello, non cambiarlo. Cambia solo se la trasformazione viene da dentro, se è un tuo bisogno, non se ti viene richiesto. Ma se in molti ti dicono che non funziona, sii consapevole che è il tuo stile e che potrebbe non piacere a nessuno. Se vuoi condividere, se vuoi vendere, rifletti sul tuo modus operandi. Altrimenti, fregatene e va' avanti.  

8.    Ringrazia le lit-blogger. Anche se il tuo libro non gli è piaciuto il fatto che ricevano il tuo testo, lo pubblicizzino, lo leggano e lo recensiscano è degno di omaggi floreali e inni primaverili. Segui i loro blog, scopri se il tuo genere potrebbe piacergli o meno (il discorso sulla fantascienza e Violetta vale sempre e comunque), contattale con gentilezza e ringraziale. Se si dimenticano di te, se il tuo libro rimane sospeso perché ne hanno troppi, fa niente. Su dieci che contatterai ce ne saranno almeno tre che accetteranno. 

9.   Conosci altri autori. Confrontati. Segui blog di persone che, come te, scrivono. Parlare con gente che ha la passione per la scrittura apre scenari inaspettati. Ci si consiglia, ci si scopre, si cresce. Supera, se ci riesci, la timidezza e scambia opinioni, addentrati nel tuo stesso mondo in punta di piedi, ma fermati per un po' da qualche parte e conosci cosa c'è dietro le pagine che tu per primo leggi.

10.   Leggi. Perché si sa che senza leggere non si va da nessuna parte, a maggior ragione se siamo esordienti-autopubblicanti e non abbiamo nessun supporto alle spalle. La cosa che più di tutte ti aiuterà a migliorare è leggere. Leggere superficialmente, ma ancor meglio leggere con la giusta attenzione. Soffermati su costruzioni sintattiche particolari, rileggi i dialoghi particolarmente riusciti, analizza le parole che mai avresti usato e che invece funzionano alla perfezione, studia la tecnica narrativa. Non cambiare stile e non copiare, ma eleva ciò che fai imparando dagli altri.  


Forse con il punto numero 5 non vi sono stata molto di aiuto, visto che non l'ho sperimentato fino in fondo e che non l'ho usato come avrei dovuto, ma confido nella sua efficienza. Per il punto numero 7: non cambierei la mia Dafne con nessuno al mondo, ma ora, dopo dieci mesi, so che il suo continuo mugugnare per molti è un problema. Se dovessi riscrivere la storia la rifarei tale e quale, e lei avrebbe le stesse, esatte caratteristiche. Ma devo accettare che il suo carattere è molto particolare ed è giusto che alcuni non lo amino. In fondo, sono io che ho voluto a tutti i costi renderla atipica e si sa, l'atipicità non sempre risulta gradevole. 

Però, però, però. Dopo queste dieci regoline voglio ricordare a te, esordiente del ciuffolo come me, che puoi fregartene di tutto e continuare a fare quello che hai sempre fatto. Potrebbe non essere tanto male.

Vi viene in mente qualche altra regola? Condividete, cari! :) 

M. 

10 commenti:

  1. Grazie per aver riportato questi consigli. Io non ho alcuna esperienza di SP ma sto accarezzando l'idea, quindi mi è tutto molto utile.
    Il punto 3 è parecchio inquietante... non ci dici di più?
    Bella la metafora dell'arancia, la terrò ben presente :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie cara. :)
      Il punto n.3... diciamo che è un modo per ricordare di non dire troppo, di non sbottonarsi più di tanto su ciò che si scrive, o si intende scrivere, con persone che potrebbero usare la tua idea. Perché sono più brave a farlo, perché sono più veloci, o semplicemente perché c'è gente che lo fa. Cattura qualcosa di tuo e lo usa per qualcosa di suo. È un peccato, non ti pare?

      Elimina
  2. Anche io trovo il punto tre un po' inquietante, vorrei capire di più.
    Per il resto condivido molti tuoi consigli soprattutto leggere e confrontarsi con altri autori, cerco di farlo attraverso i blog che seguo. Il tuo blog tra l'altro è stato uno dei primi che ho seguito e attraverso di esso ho scoperto anche gli altri ( il primo in assoluto è stato quello di Marco Freccero che ho scoperto con Narcissus). Cerco di leggere tutto e di farmi un'idea, anch'io con i social non so se riesco bene, mi piace curare la pagina e il blog, ma sono contenta di aver pubblicato la mia storia e di averla fatta uscire dal cassetto, non potevo più aspettare di trovare una casa editrice, ho perso troppi anni e siccome nel frattempo faccio un altro lavoro non ne volevo perdere anni. Questa esperienza comunque mi ha fatto crescere e spero che il mio librino sia piaciuto a quelli che lo hanno comprato. :-)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Il punto n.3 è inquietante perché ciò che vi si nasconde dietro è inquietante, oltre che fastidioso. ;)
      Le case editrici, per validi motivi, alle volte scartano libri con buone potenzialità. Considerato questo, il self publishing diventa un buon modo per capire se vale la pena continuare a scrivere per gli altri o se è meglio farlo solo per se stessi. È una possibilità non da poco che abbiamo fatto benissimo a sfruttare.

      Elimina
  3. Il punto 2 è cruciale: le critiche che "stroncano" per il piacere di stroncare ti lasciano un tale sapore amaro in bocca che, se già coltivi delle insicurezze tue, sei fritto!
    Sui social network ho forti dubbi anch'io: ci sono, li frequento (solo Fb e Tw) ma ne faccio un uso diverso, cioè non me ne servo come contenitori promozionali della mia opera, promozionali della mia passione per la scrittura, però, si! Il confronto con altri blog è utilissimo e l'ho scoperto da quando anch'io ho cura e interesse per il mio; infine,con la lettura a tutto spiano, sfondi un muro aperto!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Il punto n.2 è il più difficile da affrontare, soprattutto all'inizio. Poi te ne fai una ragione. Va bene, prima ti disperi, poi te ne fai una ragione. :D
      La lettura a tutto spiano è indispensabile. Non so come riescano a trovare ispirazione e lessico coloro che non ne sono dipendenti.

      Elimina
  4. I numeri che riporti sulle vendite del tuo libro sono di tutto rispetto, sai? :) A parte contattare lit-blog, quali sistemi di autopromozione hai usato, se non è un segreto?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie, Grazia! <3
      Se un anno fa qualcuno mi avesse detto che avrei venduto più di mille copie sarei scoppiata a ridere. Credo che abbia giocato a mio favore il costo del libro. L'unica cosa che ho fatto per farmi promozione è stata contattare le lit-blog, sia per le recensioni che per le segnalazioni. Mi sono aiutata con Fb ma senza pubblicità a pagamento, quindi non so se abbia sortito qualche effetto. Penso che la copertina, le recensioni di blog molto seguiti e il prezzo abbiano fatto il resto. Per un autore esordiente che si pubblica da solo quest'ultimo punto è cruciale.

      Elimina
    2. Cruciale sì, ma non sempre decisivo. Credo che tu abbia creato un buon mix di caratteristiche. :)

      Elimina
    3. Bello. Me felice! ^_^

      Elimina