venerdì 19 febbraio 2016

Perc...

Il tempo è finalmente cambiato e il mio umore pure, anche se i dubbi mi si appiccicano addosso come fa la marmellata al barattolo. O la crema di nocciole alla confezione. A questo proposito, ho una comunicazione da fare: la Novi è spettacolare.

Veniamo a noi. 
Una delle grandi domande di un aspirante scrittore è: il mio libro piacerà?
Se non dovesse esserlo, beh, è un problema. Perché la storia "io scrivo per me stesso/a"  non è così tanto vera. O forse non lo è per me. Io scrivo, oltre che per tutte le cose che elenco ogni volta - sto diventando noiosa - perché voglio raccontare storie e dentro il raccontare storie è racchiusa la voglia di condividerle e di arrivare con le parole scritte dove arrivo mentre le ricamo sulla carta. 
Ha senso, no? 
Un'altra delle grandi domande di un aspirante scrittore è: come funzionano le case editrici?
Dal mio punto di vista entrambe le questioni riguardano anche lo scrittore vero e proprio. Sulla seconda non ci giurerei ma sulla prima... ci potete contare.
Quando firmai il contratto con Delos Digital una mia amica disse: "a quel punto potremo dire che sarai una scrittrice a tutti gli effetti!" Io mi sentii pervadere da quella gioia saltellante e sfarfallante che mi contraddistingue e che mi rende la M. felice e/o esuberante e non dissi né sì né no.


La pubblicazione c'è stata e io continuo a definirmi un'autrice. Preferirei scribacchina ma tra le voci di Fb non c'è e per noi trentenni Fb è una specie di punto di riferimento.
Uhm.
Ma comunque mi si voglia chiamare - scrittautricina sarebbe un'idea - le due domande me le faccio di continuo, e mentre credo che la prima sia giusta e doverosa, per la seconda mi chiedo se riuscirò mai a venirne a capo. I miei dubbi sono più o meno questi:
- le case editrici leggeranno tutti i libri che ricevono? Sarei delusa ma capirei se la risposta fosse no
- arrivano fino in fondo solo alle storie che gli piacciono o a tutte le storie?
- i libri degli sconosciuti li leggono per ultimi?
- perc...
Mi sono g stufata. Forse dovrei guardarla da un altro punto di vista: cosa dovrei fare io?
Se qualcuno risponde "mandarlo a una casa editrice" lo invito a pulirmi il bagno per almeno un mese. Anche le fughe delle mattonelle. Tendo a tralasciarle perché mi annoio e sto scomoda
Più vado avanti più mi vengono dubbi. Più leggo come gli autori raggiungono il successo, più mi interrogo sulle scelte da fare. Da metà dicembre in poi mi sono scervellata così tanto che la mattina apro gli occhi prima che suoni la sveglia perché sto già pensando.  
Sapete cosa? Potrebbe anche essere che un giorno mando tutto a quel paese e inizio a fare a caso. Un po' come viene. 
È che nel cosa dovrei fare si nascondono altre domande, tra cui: quanto dovrei aspettare? Ma anche: slittare la pubblicazione? Sul diritto di prelazione che idea ho? Certo, è chiaro che se le richieste venissero dalle Stellate firmerei pressoché qualunque cosa e zitta ma... le Stellate? Potrebbe essere più facile scalare l'Everest con un costume da bagno, ovviamente un bikini. E gli occhiali da sole. E il salvagente a forma di papera.
Chi si unisce? 
Uff. Il self, a confronto, è così facile. 
...
...
Ok, l'ho detta grossa. Grossa grossa. Tipo un pianeta.

Vi emmo!   
M.   

Postilla 1 - il mio adorato laptop è "dal dottore" dunque sto usando il pc di D. che ha una tastiera infinita. Clicco su "ù" ogni volta che voglio premere invio.  
Ma non ve l'ho detto per questo. Volevo solo che sapeste che potrei essere meno celere nel rispondere.

Postilla 2 - ho finalmente ceduto al fascino di Google+ ma non so ancora usarlo quindi potrei fare +1 a caso tanto per vedere cosa succede. Non vi preoccupate, passerà.   

15 commenti:

  1. Autrice a me piace, lo sento più mio, più onesto, dal momento che non vivo di scrittura. Per il resto le domande che ti poni che le poniamo tuti, credo.
    Il self ancora mi spaventa tanto, le big che fatica arrivarci, la prelazione manco morta, il solo digitale funziona solo in determinati casi...
    Quindi non so. Al momento il mio ultimo lavoro lo sta leggendo un'addetta ai lavori, ma temo il suo responso sarà più o meno come l'oracolo di Delfi, sibillino, e sarò da capo.
    Tenar

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    1. Io ho così tanti ultimi lavori che non so da che parte farmi. Sarà il caso che raccolga un po' le idee, eh? Intanto uno è andato a fare un salutino a qualche c.e.
      Ci fai sapere quanto sarà sibillino? In bocca al lupo!

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  2. È quando sei nella fase della tela di Penelope (come dico sempre io con i miei lavori tutti avviati e ricominciati puntualmente da capo) che ti assillano le domande. La mia è una sola: ma sei veramente sicura di sapere Scrivere? (La S maiuscola è voluta!).

    Cosa dovresti fare?
    Lanciarti... possibilmente con il paracadute (e che funzioni, mi raccomando!)

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    1. Mi lancio ma nel mentre me la faccio sotto. Umpf.

      Quindi tu metti la cera e togli la cera a ripetizione? :D
      (Hai visto Karate kid, vero?)

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    2. Esattamente! Ma il mio non è un allenamento: è un leva e metti fine a se stesso! :P

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  3. Trovare le risposte, secondo me, è come scalare l'Everest. Per questo, per scegliere, cerco di affidarmi più all'intuito e al buon senso, con un unico imperativo: scrivere!

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    1. Sì, forse hai ragione. Tutto questo è come scalare l'Everest. Tranne scrivere, per fortuna. :)

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  4. I tuoi dubbi sono tutti legittimi e sono molto simili ai miei. È un dato di fatto che non basta pubblicare con una casa editrice per non dico avere uno strepitoso successo, ma almeno essere adeguatamente supportata. Ciò avviene solo se si pubblica con una Grande Casa Editrice (le maiuscole son volute) ma sono inarrivabili o quasi.
    Quindi la differenza tra pubblicare con una piccola casa editrice e il self potrebbe diventare minima a livello di successo, piccolo o grande che sia...anche perché ci sono pubblicazioni self che scalano le classifiche di amazon superando libri di case editrici più o meno note.

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    1. Niente da obiettare. Concordo in pieno. ;)

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  5. Non ho risposte per te, mi dispiace. Solo un abbraccio d'incoraggiamento.

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  6. Credo di avere capito che non c'è un modo giusto di procedere, esistono solo grossi errori da evitare. Quanto al resto... bè, l'importante è non viverlo come facevo io anni fa, tipo "se metto tutte le tesserine al posto giusto uscirà sicuramente un quadro stupendo". Ehm... non funziona! Tanto vale fare di testa propria, almeno un po', e non cercare sicurezze dove non ce ne sono. (Davvero le fughe del bagno si puliscono? Grazie, mi hai aperto un mondo! :D)

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    1. (Sì, ma è una cosa noiosissima e a me non vengono mai bene!)
      Alle volte mi domando se ne valga la pena. Forse un giorno lo scoprirò. Nel frattempo spero di stressarmi il meno possibile. :D

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  7. Ciao Monica, questi dubbi mi sa che ce li hanno un po' tutti quelli che scrivono! Da parte mia penso che non bisogna sottovalutare il selfpublishing: certo, bisogna fare promozione, farsi conoscere, arrangiarsi con le copertine e tutta una serie di incombenze che con le case editrici potremmo risparmiare, però, secondo me, piuttosto che vincolarmi con una casa editrice semisconosciuta che non mi supporta, preferisco arrangiarmi da me. Ovvio che l'ideale sarebbe pubblicare con una casa editrice di alto livello!

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    1. Hai proprio ragione Ariel, sia sul fatto che sono dubbi che abbiamo tutti sia sul non sottovalutare il self.
      Lo tengo sempre in considerazione. Senza l'autopubblicazione non avrei nemmeno aperto il blog. ;)

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