venerdì 6 novembre 2015

Chi non legge/chi vuole scrivere

Trovo strano che uno dei consigli che si danno a una persona che vuole scrivere sia quello di leggere.  
No, scusate, mi sono espressa male. 
Trovo strano che ci sia bisogno di dire a una persona che vuole scrivere che deve leggere. A parer mio le due cose dovrebbero andare di pari passo. Secondo la mia modesta, modestissima opinione, senza leggere non si può scrivere perché mancherebbero pezzi fondamentali. Lo stimolo, la cusiosità, l'input, la presa visione di ciò che gli altri sanno fare, l'idea, la modalità di intreccio della storia, le caratteristiche dei personaggi. Lo stile. La capacità di emozionare. 
Scrivere un libro senza leggere mi pare impossibile. Eppure c'è bisogno di dirlo. Perché? Cosa spinge la gente che non legge a scrivere? Come puoi voler scrivere un libro se non hai idea di ciò che i libri ti comunicano? 


Quando ero più giovane (uhm) mi facevo meno problemi a dire che scrivevo. Non lo gridavo al mondo, però se usciva fuori l'argomento raccontavo questa parte di me senza farmi troppi problemi. Ma ero giov... piccola, e a parte i miei genitori e i miei amici più stretti, non mi prendeva sul serio nessuno. Gli adulti se ne uscivano con frasi tipo "oh, ma brava, e cosa scrivi?" non simulando in niente la loro vera idea, e cioè "povera sciocca marmocchia, dove pensi di andare?", i coetanei se ne fregavano perché, diciamocelo, a quell'età è facile fregarsene di qualunque cosa. 
Ad oggi le cose sono cambiate, ma nemmeno troppo. Le persone che conosco e che sanno che scrivo sono pochissime, e questo dovrebbe evitare le domande di rito e le insinuazioni, ma non è così, anzi. Tra le prime cose che chiedono/pensano c'è quella che io sia tutti i miei personaggi. Sarei Dafne, e di conseguenza D. sarebbe Alessio, ma sarei anche Angelica, e D. sarebbe Manuele. Quattro personaggi che non hanno niente a che fare l'uno con l'altro, se non per la mancanza di equilibrio e di normalità. 
Ciò farebbe di me una persona dissennata. 
Molto interessante. 
Ammetto che di me c'è molto, in tutti loro. Ci sono i gusti, ci sono le imperfezioni, ci sono le stranezze. In Dafne mi ritrovo per la timidezza e gli occhiali, in Angelica per la follia e l'ironia, ma nessuna delle due è me. Nessuna delle due si è plasmata sulla base di M. Tutto il contrario. Nel secondo caso, con Angelica, ho pensato a come io non avrei risposto, a come io non avrei reagito di fronte a certe situazioni, e le ho fatte sue. 
La seconda domanda che vi pongo, quindi, è: perché quando scrivi un libro la gente pensa automaticamente che il protagonista sia tu?
La terza, ancor più interessante, è: perché tutti vorrebbero scrivere un libro? Non so se ci avete fatto caso ma non è così strano che una persona salti fuori e dica "io ho una storia, ma una storia... prima o poi la scriverò", come se il problema di scrivere un libro fosse solo avere una storia. Io mi auguro di tutto cuore che la fantasia che mi rende la persona che sono non sia una mia peculiarità. Mi auguro che di persone che sognano, che immaginano, di persone visionarie, sia pieno il mondo. Ma non è che tutti devono scrivere un libro. 
O no? 
Il fatto che io abbia tante idee non significa che sarei in grado di creare un fumetto o di scrivere la scenografia di un film. Io non scrivo libri solo perché ho una grande fantasia. Io scrivo libri perché ho bisogno di scrivere. Ho bisogno di usare le parole, di trasformare un'idea in uno scritto, di emozionare gli altri come emoziono me stessa. Ho bisogno che le mie dita battano sui tasti e diano vita a un dialogo che altrimenti non esisterebbe se non nella mia testa. Ho bisogno che il personaggio che si delinea dentro di me prenda vita e cresca mano a mano che lo racconto. 


Non ho iniziato a scrivere storie perché volevo scrivere un libro. Ho iniziato a scrivere storie perché già da bambina sentivo che se non avessi trascritto in un quaderno ciò che pensavo avrei perso qualcosa. Avevo dodici anni quando ho sentito per la prima volta questa necessità. Me lo ricordo ancora. Non avevo idea di cosa avrei scritto, ma dovevo farlo. Che fossero frasi, una dietro l'altra, o il racconto della giornata precedente, poco importava. La necessità si è strutturata solo con il passare degli anni. Le frasi, i racconti, le idee, sono diventate storie quando avevo diciassette anni. Storie fatte bene, che piacessero o meno, a venticinque. 
Ma questa sono io. 
Per gli altri com'è?  Cos'è che spinge una persona a scrivere?

Dopo che vi ho stuzzicato con tutte queste domande spero che mi scuserete, ma non ho ancora fatto colazione e ho un assoluto bisogno di mangiare. 

Com'è che finisco sempre per parlare di cibo? 

M.

22 commenti:

  1. Ah, le domande standard! Se ti vuoi fare due risate (e hai ancora un po' di fame) puoi cercare "pizza", da me. Comunque fatti coraggio: capita a tutti, e capita anche peggio di così. Che io sappia, la maggior parte di quelli che scrivono tendono a non farne grande pubblicità.
    Quanto alle storie, io scrivo in risposta ad uno stimolo di tipo estetico. So' strano, lo so.

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    1. Cioè? Dimmi dimmi, svelami questo arcano!

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    2. Niente arcani: da una parte mi piace lavorare sulla forma della storia. Dall'altro mi piace la pagina stampata con le mie parole: non da word, ovviamente, ma quella prodotta attraverso programmi tipografici. :)

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  2. Anche a me tutti dicono "Sai, vorrei scrivere un libro", e nel 90% dei casi si tratta di una storia autobiografica. Questi per me non sono nemmeno scrittori. Liberissimi di scrivere le proprie memorie, se vogliono. Ma a meno che non abbiano fatto qualcosa di straordinario, perché condividerle con gli altri?

    Ho iniziato a scrivere nello stesso modo in cui hai iniziato tu: per il bisogno di esprimere ciò che avevo dentro, senza condizioni. E anche se ora è arrivata la tecnica, questa esigenza primordiale non è mai scomparsa.

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    1. Speriamo che non scompaia mai! :) Ho paura che mi passerebbe la voglia... sigh.

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  3. Scrivere sembra facile. Per dipingere bisogna comprare tele, pennelli, colori. Per suonare... Beh, ci si arrende alle prime lamentele dei vicini. Ma scrivere? Chi non ha un computer? Quindi questa apparente semplicità convince molti che non ci voglia nulla, se non la volontà, per scrivere un romanzo sulla loro interessantissima vita. Il problema non è che la gente scriva per questi motivi (meglio un vicino che tenti il Grande Romanzo della Sua Vita piuttosto che non uno che si dedichi alla batteria da autodidatta), ma che pretende di essere poi letta e apprezzata, intasando concorsi e case editrici, non che le piattaforme per l'autoproduzione!

    Quando all'identificazione tra autore e personaggio io non me ne capacito. Io racconto storie. Lo faccio partendo dal presupposto che sono una lettrice forte: se invento una storia che mi piace/mi interessa, magari posso condividerla con altri. Sono storie, inventate, altro da me. Per anni mi sono appositamente nascosta dietro a personaggi maschili, per rendere più evidente lo stacco. Il protagonista del mio primo romanzo è un prete quarantenne. Domanda alla prima presentazione: il protagonista sei tu?

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    1. Ma davvero? :D
      Riguardo alla facilità dello scrivere hai proprio ragione. Alla fine, è un'arte accessibile a tutti e forse è proprio per questo che è così inflazionata. Tanti scrittori, pochi lettori. Che affare strano.

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  4. Io scrivo perché fin da piccola ne ho sempre sentito il bisogno e anche perché ho sempre letto molto.
    Quando leggevo un libro e mi immedesimavo nei protagonisti, mi emozionavo, piangevo e ridevo con loro, pensavo sempre “Come sarebbe bello scrivere una storia che faccia emozionare i lettori allo stesso modo!”
    Insomma il bisogno è nato prima dalla lettura dei libri e poi dalla mia impellente necessità di esprimermi.
    Pensavo una storia e la scrivevo, poi magari la lasciavo lì nel mio quadernetto nascosta ai più, però appena potevo scrivevo. Insomma se questa passione non è mai morta, un motivo ci sarà
    Poi è vero che tutti pensano che i miei personaggi siano “me” invece, pur non negando che una qualche fonte di ispirazione derivi da quello che penso e dalla mia realtà, mi tocca sempre spiegare che non è così.

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    1. Ma se scrivessimo 40 libri, smetterebbero di chiederselo e di chiedercelo?
      O continuerebbero a pensarlo nonostante i 40 personaggi diversi? :D

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    2. Buon giorno cara, stanotte complice un po' di insonnia ho finito di leggere l'estratto e ho comprato il tuo libro ;-)

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    3. Ooohhhh! *_*
      Fammi sapere!

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    4. Letto tutto d'un fiato, domenica sera l'avevo già finito! Leggero e frizzante con la stessa scrittura brillante del tuo primo libro. Che altro dire, mi è piaciuto. *-*

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    5. Giuliaaaa! Grazie! Ma che bello! ^_^
      Sono tanto tanto contenta che ti sia piaciuto!! <3

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  5. L'indovina chi è un grande classico per i miei romanzi "chi sei tu? chi è la tua migliore amica? chi è tuo marito? e via di sto passo" Amen davvero cara M. lo stesso dicasi per chi ma sì dai scrivo un libro, bene, c'è spazio per tutti, vediamo chi arriva al traguardo e come. E chi non legge ma vuole scrivere? Quelli non li calcolo proprio al pari - discussione odierna - di chi vorrebbe tanto leggere ma "sai, non ho tempo!" Tutto molto ridicolo. Bacio Sandra

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    1. Quella del "sai, non ho tempo" va per la maggiore. La cosa curiosa è che di solito chi risponde così trascorre un sacco di tempo guardando la televisione. Non sarebbe meglio dire "leggere non fa per me?".
      Bacio a te. :)

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  6. Come pensi di scrivere se non leggi?
    Sei passivo: pensi che più che leggere sia meglio essere letti!

    Perché la gente chiede se sei tu il protagonista della storia?
    Perché sa che ti nascondi da qualche parte, perché è un classico che chi scrive racconti se stesso, perché l'associazione autore/protagonista viene spontanea.

    Perché tutti vorrebbero scrivere un libro?
    Per poter dire "ho scritto un libro"

    Ultima domanda: cos'hai mangiato a colazione?

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    1. Ero così in ritardo che mi sono fermata di corsa al bar, riuscendo comunque a godermi un cappuccino e un cornetto alla marmellata. Che schifezzina che sono. :D

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  7. Mi sembra che tu abbia proprio ragione sulle motivazioni per scrivere. Avere una bella idea per una storia non significa essere in grado di scriverla, né essere tenuti a provarci. Al massimo significa che si ha una fantasia fervida, cosa quanto mai utile a questo mondo. Sai che nessuno mi ha mai chiesto se una dei miei personaggi sono io? Sarà perché la mia cerchia di conoscenze si aggira sulle due persone (marito e figlio)... :)

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    1. :D
      Forse è solo che conosci gente più... realista. ;)

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  8. Io a dodici anni ho iniziato a scrivere la storia della mia famiglia... non sono arrivata a pagina 50. Ci ho riprovato dopo qualche anno, e poi dopo qualche anno ancora... chissà, magari un giorno la finirò.
    Perché continuo a tentare di scriverla? Mistero.
    Più scrivo meno so perché scrivo.

    PS: anche a me dà fastidio che tutti pensino che io sia la protagonista del mio libro.

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    1. Ci sono delle storie che nonostante tutto ti dica che non c'è bisogno di continuarle, hanno un potere proprio e fanno come gli pare.

      Senti ma... tu sei la protagonista del tuo libro? :D

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