È un periodo in cui mi sento un po' allo sbando. Vagamente sballottata dalle cose che succedono e che mi sembra di non poter controllare. Ed è chiaro anche alla tastiera che parlo dello scrivere.
Sono in quella fase dell'anno, che ogni tanto capita, in cui vorrei chiudere tutto e darmi al giardinaggio. Poi mi ricordo che io sono una frana con le piante e che non sopravvivono mai a lungo perché non gli do la giusta quantità di acqua e non uso prodotti per aiutarle a non essere sgranocchiate da piccoli animaletti. Le uniche che hanno resistito sono lo spatifillo che mi ha regalato una deliziosa studentessa australiana ben tre anni fa - ovazione per la piantina che sopravvive - e che se ne sta sopra un mobile in cucina fiera di essere così gradevole e rigogliosa. Non fa più i fiori e questo mi fa pensare che qualcosa di sbagliato lo combini ma è comunque un bello spettacolo. L'altra è una di quelle curiose piante grasse che non sono veramente grasse, che fanno fiorellini gialli in primavera, che crescono ovunque e che resistono anche al ghiaccio e alla neve, che se ne fregano se gli dai l'acqua e che sono totalmente autosufficienti.
I fiori, tipo quelli della foto, se la passano piuttosto bene nel loro vaso/bottiglia ma credo che vadano avanti perché si trovano comodi nel posto in cui li metto, non perché io mi applichi chissà come.
Insomma, non sono brava.
I fiori, tipo quelli della foto, se la passano piuttosto bene nel loro vaso/bottiglia ma credo che vadano avanti perché si trovano comodi nel posto in cui li metto, non perché io mi applichi chissà come. Insomma, non sono brava.
Allora penso di tornare alla scrittura e in effetti ci torno, ci torno perché scrivere è una delle cose più belle del mondo. E ora che sono alle prese con il finale del secondo tomo della saga romance/distopica/fantascienza mi chiedo che ci voglio fare. Manca ancora un sacco al completamento, anche perché fino a quando non avrò finito il terzo non succederà niente a nessuno dei tre, però qualche domanda me la faccio. E non mi do nessuna risposta.
Questa cosa, questa cosa dello scrivere, la dovrei prendere per quello che è. Una passione, un bisogno, una necessità. Nient'altro. Non dovrebbe andare oltre. Perché se va oltre, se pensi che possa diventare altro - e non parlo di un lavoro ma di un qualcosa che completa ciò che sei - poi arrivo a questo periodo dell'anno. Il periodo in cui mi chiedo perché lo faccio. Dove voglio arrivare. Quanto sarebbe meglio darsi al giardinaggio.
E quindi mi distacco. Scrivo e mi distacco, salvo poi tornare sulla pagina con una spinta che viene da dentro e che mi costringe a pensare alla storia anche quando non vorrei. Dunque vado al cinema per vedere un film e penso a quello che N. e M. - ebbene sì, queste sono le iniziali dei protagonisti de Il Romance distopico - vogliono fare. E mentre mi portano dalla loro parte, nascono altre mille idee, se ne perdono alcune, se ne creano altre e si mischia tutto in un'enorme padella che ricorda quella della paella che si usa per le fiere sul cibo che tanto spopolano negli ultimi tempi.
Allora mi costringo a non fare niente. Non scrivere, non pensare a ciò che voglio scrivere, non immaginare nuove storie, non riflettere su come far muovere ciò che ho già scritto.
In che modo?
Come già detto, vado al cinema. Nelle ultime tre settimane ho visto:
X-Men - Apocalypse: bello.
Warcraft - L'inizio: carino.
Now you see me 2: bello ma non all'altezza del primo.
Poi leggo, ma ve l'ho detto che non me la cavo bene nemmeno con quello, ultimamente.
E quindi guardo gli Europei. Ebbene sì, il calcio mi piace. Insieme al pattinaggio su ghiaccio, è uno di quegli sport che mi incantano. L'ho sempre seguito, soprattutto quando si tratta di grandi tornei ma questa volta, cavolo, appena trovo una partita in tv mi fermo. Faccio una cernita dei calciatori, di quanto sono bravi. Tifo, rifletto. Guardo l'Italia e mi sgolo. E intanto che succede? Penso a quella nuova idea. Penso a come concludere il secondo tomo del distopico. Penso a quanto sia meglio farlo finire in un modo piuttosto che in un altro. A quanto debba dire senza svelare ciò che succederà nel terzo.
Insomma, tutti i tentativi di pensare ad altro finiscono nel cestino insieme al nocciolo della pesca o dell'albicocca di turno che sgranocchio durante la riflessione.
E nel mentre, nel mentre, La Storia mi pone delle domande e Quello Nuovo che fa? Vuole delle risposte! Perché in tre si intrufolano e mi tormentano? Ma soprattutto: perché in tre?
Per finire: perché ci sono dei momenti dell'anno in cui mi incasino così?
Riassumendo - e per farla breve - sono una scribacchina/scrivente/autrice/raccontastorie allo sbando.
M.
Allora mi costringo a non fare niente. Non scrivere, non pensare a ciò che voglio scrivere, non immaginare nuove storie, non riflettere su come far muovere ciò che ho già scritto.
In che modo?
Come già detto, vado al cinema. Nelle ultime tre settimane ho visto:
X-Men - Apocalypse: bello.
Warcraft - L'inizio: carino.
Now you see me 2: bello ma non all'altezza del primo.
Poi leggo, ma ve l'ho detto che non me la cavo bene nemmeno con quello, ultimamente.
E quindi guardo gli Europei. Ebbene sì, il calcio mi piace. Insieme al pattinaggio su ghiaccio, è uno di quegli sport che mi incantano. L'ho sempre seguito, soprattutto quando si tratta di grandi tornei ma questa volta, cavolo, appena trovo una partita in tv mi fermo. Faccio una cernita dei calciatori, di quanto sono bravi. Tifo, rifletto. Guardo l'Italia e mi sgolo. E intanto che succede? Penso a quella nuova idea. Penso a come concludere il secondo tomo del distopico. Penso a quanto sia meglio farlo finire in un modo piuttosto che in un altro. A quanto debba dire senza svelare ciò che succederà nel terzo.
Insomma, tutti i tentativi di pensare ad altro finiscono nel cestino insieme al nocciolo della pesca o dell'albicocca di turno che sgranocchio durante la riflessione.
E nel mentre, nel mentre, La Storia mi pone delle domande e Quello Nuovo che fa? Vuole delle risposte! Perché in tre si intrufolano e mi tormentano? Ma soprattutto: perché in tre?
Per finire: perché ci sono dei momenti dell'anno in cui mi incasino così?
Riassumendo - e per farla breve - sono una scribacchina/scrivente/autrice/raccontastorie allo sbando.
M.



